Burocrazia I love you: cosa serve per lavorare in Albania e come ottenerlo senza soccombere

Che la burocrazia italiana non fosse esattamente snella lo sapevo, che neanche il Ministero per la Semplificazione avesse aiutato era ovvio (e non siamo prevenuti, decidendo a priori che sia stata colpa sua – anche se…), ma signori miei, mai avrei immaginato di dover far fronte ad un intricato percorso a ostacoli che neanche Jennifer Connelly in Labyrinth.

Si consideri ora che la trafila burocratica è stata tale da dover chiedere a due gentilissimi amici l’invio tramite posta del plico di documenti.

documenti

Credo fermamente che avere una direttrice di ufficio postale tra le amiche abbia influito sulla celerità di consegna. Ma non chiedetemi come.

Ad ogni modo, ecco cosa serve ad un cittadino italiano per ottenere un permesso di soggiorno per lavoro in Albania:

ah, piccola premessa: la permanenza sul suolo albanese è consentita, senza permesso di soggiorno, per un massimo di 90 giorni ogni 180 giorni, in pratica tre mesi ogni sei; quindi se non avete già un lavoro ma decidete di attraversare l’Adriatico un po’ all’avventura, avete comunque un lasso di tempo ragionevole per organizzarvi.

  • Passaporto in corso di validità, che lo dico a fare.
  • Certificato di nascita e Stato di famiglia (richiedibili presso gli uffici anagrafici del Comune di residenza) costi: 16,52 Euro e 0,26 Euro
  • Certificato Generale del Casellario Giudiziale, in pratica la fedina penale, richiedibile presso le Procure della Repubblica (a Torino sono locate presso il tribunale in Piazza Adriano, piano terra, entrando dall’ingresso per il pubblico sulla sinistra), costo: marca da bollo da 16 Euro

Questi tre documenti vanno apostillati (i primi due presso la Prefettura, il terzo presso l’apposito ufficio della Procura, questa procedura è gratuita), tradotti in lingua albanese (se conoscete qualche madrelingua potete evitare di affidarvi ai traduttori del tribunale, ma la persona in questione dovrà poi venire in tribunale per l’asseverazione, ed il costo di ogni traduzione è una marca da bollo da – indovinate un po’? – 16 Euro) ed infine legalizzati, sempre presso il tribunale.

Avrete bisogno di pazienza, calma e un bel po’ di tempo. Gli uffici fanno solitamente orari abbastanza restrittivi (piccolo consiglio: per la tappa in prefettura, recatevi sul posto alcuni giorni prima per capire se gli utenti preparino delle liste di arrivo prima dell’apertura dell’ufficio e nel caso lo facciano, cercate di arrivare presto per segnarvi. Eviterete code e scazzi infiniti).

Questo è ciò di cui avete bisogno prima di partire, ma non cantate vittoria troppo presto: la lunga strada verso l’avvio della pratica è solo all’inizio.

Attenzione, i documenti in questione devono essere stati rilasciati meno di tre mesi prima della presentazione della domanda (che io, per inciso, non ho ancora fatto quindi i prossimi passaggi li vivremo insieme, cari lettori, nel bene e nel male, in salute e in malattia, ecc.)

P.S. sul sito dell’Ambasciata d’Italia a Tirana, a questo link, ci sono un po’ di FAQ utili

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