TransAdriatica parte I – cosa porto in Italia

Il titolo di questo post fa pensare ad una storia alla Vesna va veloce, me ne rendo conto, ma a onor del vero non ho saputo trovare nulla di meno ambiguo. Mi si perdoni.

Ho imparato ad apprezzare il via vai di regalini e piccoli pensieri tra un Paese e l’altro quando un amico giramondo ha iniziato a sommergermi di prodotti Primark dopo i soggiorni londinesi, di quelli di Penneys quando tornava da Dublino, di quelli degli autogrill francesi tornando dalla Spagna e così via.

E così, visto che non rientro in Italia da due mesi, che ho un bagaglio da stiva di 20 kg che non so come riempire e naturalmente “pare brutto” non usufruirne, negli ultimi giorni ho fatto incetta di un po’ di articoli di consumo che di là dell’Adriatico non si trovano, o hanno prezzi molto più alti.

Pronti?

10649783_10152390585087475_2250134095913419783_nRegalini abbigliamento & bellezza: un paio di (coff coff) Converse All Star per un’amica, trovate al “mercato grande” (ho qualche problema con i punti di riferimento, mi dicono che invece di utilizzare i nomi delle strade dovrei far fede ai negozi e ai bar, ma io son cresciuta in una frazione di un paesino di campagna in cui via, borgata e frazione hanno nomi ben precisi quindi niente, non ce la fo’), ad ogni modo credo di poter affermare con sufficiente convinzione che il luogo in questione ha un ingresso su Rruga 5 Maji. A seguire, un paio di boccette di profumo apparentemente anonime 10388581_10152390585127475_8294535786642937471_n

apparentemente appunto, perché sono dei dupe (beauty blogger all’ascolto, si dice così vero?) di profumi molto noti e molto costosi. Ho potuto scegliere anche la qualità, che varia in base al prezzo; tutto questo in una profumeria piccola ma abbastanza centrale.

Chiudo la sezione con qualche piccolo acquisto Bourjois, che pare sia una marca non presente in madrepatria (e spero sia davvero così), da portare in dono alla sorellina che fa la parrucchiera (e lo fa assai bene) e che a volte si trova a dover truccare qualche cliente.

Chi ti ama ti sfama: una chilata di djath i bardh (formaggio bianco tipo feta, nella versione caprina), che qui costa un decimo, e una decina di tullumbi (dolci molto soffici ricoperti di sciroppo), perché se ho imparato qualcosa dalle generazioni di meridionali che mi hanno preceduta è che l’amore si dimostra dando da mangiare, e si ricambia mangiando tutto.

Qualche piccolo acquisto l’ho fatto anche per me, soprattutto le mini size che possono essere imbarcate in cabina e che con l’aria tremenda degli aerei sono dei salvavita.

10358861_10152390831377475_5709841430298743118_nMi rendo conto che a prima vista il mio viaggio possa sembrare un intercontinentale, e che io possa essere presa per un’ansiosa ipocondriaca: magnesio, ginseng, multivitaminici, barrette energetiche e creme varie, ma vi invito, in occasione del decennale di Lost, a riflettere e a chiederci se Kate e compagni (ma soprattutto compagne) non avrebbero avuto un aspetto un po’ più decoroso se solo avessero seguito il mio esempio.

Riflettiamo gente.

A presto per la versione sottosopra di questo post, ossia con cosa riempio la valigia quando viaggio da Torino a (appunto) Tirana.

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