#cosebellemaanchebrutte: the Tirana Experience

Il mondo è vario, sfaccettato, pieno di contraddizioni e per questo è bellisssssimo, questo lo sappiamo tutti, ce lo hanno insegnato quelli della generazione di Woodstock mezzo secolo fa.

Torino e Tirana non fanno eccezione, e da tale profondissima considerazione è nata l’idea di stilare due post, uno per ogni città, con dei brevi elenchi con gli aspetti della vita in ognuna di esse che sono tremendamente positivi, ma in qualche modo anche terribilmente negativi.

Inizierò con Tirana perché è più semplice individuare le peculiarità di una città in cui si vive da poco: sospetto che il post su Torino sarà un po’ più sofferto.

E quindi, si aprano le danze con

#cosebellemaanchebrutte: the Tirana Experience

– come ho già scritto, gioiosa come una bambina a Natale, su Twitter:

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Ricordo con tenerezza il sacro terrore che mi attanagliava quando abitavo in Italia: il timore che nottetempo un altro sito di streaming fosse stato chiuso, blindato, cancellato per sempre.

Megavideo e Megaupload hanno indubbiamente contribuito a provocare una forma particolarmente acuta di trauma dell’abbandono in molti di noi (con “noi” intendo: persone con scarsa attitudine alle interazioni sociali, a meno che queste non si verifichino unilateralmente, ossia stalkando le vite fittizie di improbabili personaggi della serialità televisiva): il risultato è che ci troviamo a dover necessariamente guardare i nuovi episodi subito, appena sono disponibili.

Non dico che questo sia un problema comune, sono certa che gran parte della popolazione locale non soffre di disturbi psichici che portano a passare le notti davanti allo schermo del pc, ma chez moi questo fenomeno si verifica assai sovente, con il risultato che ora dovrò spendere molti soldi per coprire adeguatamente le occhiaie vampiresche che mi decorano il contorno occhi.

Sono certa che poco a poco si farà strada in me la consapevolezza che qui i siti di streaming non rischiano la morte, non così spesso almeno, e potrò iniziare a dormire in modo adeguato.

(se qualcuno fosse curioso di conoscere gli effettivi livelli della mia dipendenza dalla serialità televisiva per indagarne i tragici motivi, consiglio di fare un giro su questo blog).

– I bar di Tirana sono quasi tutti bellissimi. E sono sempre aperti. E visto che da queste parti il caffè è un rito che occupa gran parte della giornata, nessun cameriere osa sfilare la tazzina da sotto il naso del cliente con fare minaccioso e con uno sguardo che dice lascia libero questo tavolino ORA.

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Questo è il Krem Kafe, del quale adoro la scalinata e le piante che la ornano. E il caffè macchiato: lo fanno molto bene.

Va da sé che l’altro lato della medaglia è la quantità spaventosamente grande di tempo che si passa prendendo il caffè.

Ore, giorni, settimane, ere geologiche scorreranno alle vostre spalle mentre voi, impassibili, sorseggerete un espresso.

Le interazioni sociali ne trarranno beneficio, il resto dei vostri impegni (e la salute del muscolo cardiaco) un po’ meno.

Altri due bar molto carini: il Doppio Music Bar (che anche all'interno è arredato in modo delizioso) e il Nouvelle Vague, con le caratteristiche lavagne-menu appese nel déhor.

Altri due bar molto carini: il Doppio Music Bar (che anche all’interno è arredato in modo delizioso) e il Nouvelle Vague, con le caratteristiche lavagne-menu appese nel déhor.

– Risky business: cenni di sopravvivenza stradale e non.

La vita a Tirana è una continua sorpresa. Questa è una città in movimento, in cui esci di casa e la strada è scomparsa con tutto il marciapiede, e al suo posto ci sono ruspe e camion che costruiscono la nuova tangenziale.

C’è sempre gente in giro, i bar sono sempre pieni (appunto), si può trovare (quasi) tutto a (quasi) ogni ora del giorno e della notte.

Questo è un luogo in cui se necessiti di fermarti per alcuni minuti in un negozio e non trovi parcheggio, ti fermi in doppia fila esattamente di fronte all’ingresso del luogo d’interesse e gli altri automobilisti semplicemente ti sorpassano, creando automaticamente e con poco clamore un senso unico alternato perfettamente funzionante.

Però questa è anche la città in cui i motorini viaggiano sui marciapiedi, le strisce pedonali funzionano su tre, forse quattro incroci e i pedoni si lanciano in mezzo alla carreggiata perché è l’unico modo di raggiungere il lato opposto della strada.

Io sono una di loro, che lo dico a fare.

Anche in questo caso, lascio che i cinguettii parlino per me:

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Concludo con un ricordo che racchiude un po’ il primo e l’ultimo punto di questa lista, ossia la dipendenza dallo streaming e la vida loca, piena di sorprese e potenzialmente letale che si conduce da questa parte del mare.

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