#cosebellemaanchebrutte, Torino Edition

ponte po

“Casa” è un concetto labile e incerto, quando emigri.

Casa è il luogo dove ho passato l’infanzia, è la stanzetta angusta della Casa dello Studente in cui preparavo litri di thè nel cuore della notte, ma è soprattutto il luogo in cui stanotte mi sono svegliata in preda al panico dopo che un terremoto ha tirato giù un armadio e terrorizzato il piccolo Napoleone.

loni

Per alcuni giorni “casa” è stata di nuovo Torino, quindi finalmente ecco l’improbabile lista con l’hashtag più brutto della storia, #cosebellemaanchebrutte. Per chi si fosse perso la prima parte e morisse dalla voglia di saperne di più, qui la Tirana ExperienceticketLa neve. Tonnellate di neve, fiocchi grandi come la mia mano. Da buona campagnola, le distese candide mi ricordano l’infanzia e il mio Snoopy che saltellava come un coniglio sotto acido su e giù per i prati dietro casa.

Metodi raffinati per affrontare le bufere di neve

Metodi raffinati per affrontare le bufere di neve

E poi la neve è tremendamente instagrammabile, e complice un Lenovo nuovo di pacca e cromaticamente a tema, non mi son fatta sfuggire un singolo fiocco senza poi condividerlo col mondo. melezetneve finestra 2Però la neve è anche il ritratto di me spiaggiata sul letto, influenzata e smocciolante, perché passare da 15° a -1° può essere un po’ destabilizzante. neve finestrachaplin letto rodariE come se non bastasse, neve significa niente mercati e niente mercati significa me triste e tapina, e qui arriviamo al secondo punto.

I mercati. Torino ha una quantità di mercati spaventosa (soprattutto per le mie finanze). Nel corso dei lieti giorni in cui lavoravo solo dal giovedì alla domenica ho proceduto ad un’accurata catalogazione di questi luoghi di perdizione, stilando un’utilissima classifica che tiene conto della vicinanza geografica alla mia dimora, del rapporto qualità/prezzo dei prodotti venduti e di altri elementi suscettibili di modifiche, come ad esempio “presenza di banco forno con pizzette calde a meno di un euro”. Se il silver lining di tali luoghi è ovviamente la possibilità di darsi alle spese compulsive, trovando sovente articoli che non necessariamente si vedranno indosso ad ogni fanciulla sabauda nel giro di qualche giorno, l’aspetto meno piacevole risiede nelle condizioni dei miei risparmi dopo gli accurati saccheggi dei banchi di abbigliamento e calzature e nelle imprecazioni che riempiono la stanza quando devo preparare la valigia per tornare a Tirana.

Seguirà a breve interessantissimo post fotografico con gli acquisti fatti durante il mio soggiorno. Non state già nella pelle, immagino.

Cascasse il mondo, certi "aiutini" non possono mancare in valigia.

Cascasse il mondo, certi “aiutini” non possono mancare in valigia.

I cazzo di locali storici, radical chic, bio, vegan. Mangiare sano fa bene al corpo e all’umore, uccide i sensi di colpa e sovente questi posti sono arredati piacevolmente, ma gli 8 euro per un muffin salato e un’insalata mi sono un po’ andati di traverso, soprattutto perché al bar dietro al lavoro con l’equivalente di un euro e 20 mi faccio un panino al pollo da estasi di Santa Teresa.

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Non voglio neanche ricordare quanto è costata questa colazione.

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Qui però faccio un passo indietro: il caffè costa un occhio, ma c’è il WiFi gratuito. Fair enough.

Male che vada, c'è sempre il ristorante cinese dietro casa

Male che vada, c’è sempre il ristorante cinese dietro casa

Parliamo di cose da giovani, parliamo di uscire a bere. Ora, da grande estimatrice di vodka non ho particolari problemi nel reggere esigue quantità di alcol, quindi immaginerete lo stupore quando, a stomaco pieno e dopo solo un punch e un cocktail, io e il mio compare eravamo talmente storti da cantare a squarciagola in auto “La fiesta de San Benito” degli Inti Illimani, sbranando tranci di pizza ai wurstel. C’è da ammettere che con il costo medio degli alcolici nella capitale sabauda, 9 euro per un simile risultato sono più che soddisfacenti. Quindi cocktail in centro #cosabella, prezzo #cosabrutta e risultato stupefacente #cosabellamaanchebrutta, via.

Le strade torinesi sono generalmente belle, ampie e facilmente percorribili. Ai semafori rossi ci si ferma, col verde si passa, se sei un pedone sai che in linea di massima, sulle strisce sarai al sicuro. Al contrario, Tirana è… ecco, complicata. Abito qui da mesi e ancora rischio sincopi e colpi apoplettici ogni qualvolta mi trovo a guidare, fosse anche domenica mattina all’alba. Quindi viabilità torinese #cosabella, ma in effetti anche un po’ noiosa: diciamo che manca il brivido di non sapere se vedrai sorgere il sole un’altra volta.

gran madre

Ed eccoci alla fine di questa imperdibile retrospettiva. Avrei voluto aggiungere le immancabili lamentele per le infinite ore di ritardo del volo di rientro, ma poco c’entrava con il concept di questo post e poi forse vi dedicherò uno spazio a parte, perché si è sfiorato l’incidente diplomatico e a me queste cose fanno assai ridere.

E poi sono riuscita a litigare con gli unici altri italiani sul volo, non volete sapere come è andata?

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