“Bombing night and I haven’t got a thing to wear!”

bop

Breakfast on Pluto, capitolo 39

Nel lontano 2009, (quasi) terminati in clamoroso ritardo gli esami della laurea triennale, decisi che era tempo di iniziare a studiare qualcosa che davvero mi piacesse.

Continuavo ad amare il cinema in modo sconsiderato e viscerale, ma dentro di me sapevo che avrei voluto fare come Gwyneth Paltrow in Sliding Doors: prendermi la porta della Metropolitana di Torino in faccia e avere la possibilità di tagliare i capelli, farmi bionda ed iscrivermi a Storia contemporanea.

Che per qualche motivo a me ancora ignoto, questa croce di Novecento m’ha sempre affascinata.

Così mi presentai dal professore più amato dagli studenti DAMS di Torino e lo implorai di seguirmi mentre scrivevo una tesi che unisse cinema, storia, guerra e quella che all’epoca era la mia città preferita ever, Belfast.

Da lì iniziai un percorso che mi portò, tre anni dopo, a scrivere un’altra tesi sugli stessi argomenti ma da punti di vista differenti. Posso quindi affermare che di guerriglia, attentati ed esplosioni ne so abbastanza. Però c’è un aspetto che mi è sempre sfuggito, un dettaglio che forse è impossibile cogliere se non vivendo dentro determinate situazioni.

In una situazione di estremo pericolo, in un momento storico in cui la possibilità di farsi smembrare da un ordigno esplosivo è più alta di quella di farsi investire passeggiando in autostrada, perché le persone decidono di restare?

Anche se un’idea vagamente coerente me la sono fatta, grazie al libro che non mi stancherò mai di rileggere, non ho mai capito se fosse assuefazione al pericolo o altro.

Un po’ come nel finale di Cabaret, quando in una Berlino devastata dal Nazismo i personaggi ripetono come una litania le convinzioni che avevano nel 1933: è solo politica, non ha a che fare con noi.

Tutta sta manfrina per arrivare al punto, e il punto è che negli ultimi due giorni, a Tirana ci sono stati due attacchi esplosivi e a parte lo shock iniziale, per qualche strano meccanismo mentale al pensiero “potrei morire in un attentato che con me non c’entra niente” si è affiancata l’inspiegabile certezza che questo non succederà.

Non voglio paragonare questi due attentati alla situazione politica di Belfast del secolo scorso, ma forse finalmente ho capito quel dettaglio che mi sfuggiva.

Prof, posso riscrivere la tesi?

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s