Pillole di saggezza tra un caffè e un altro

Pochi giorni fa, a seguito di una notevole e abbastanza plateale crisi di nervi, qualcuno ha pensato fosse utile illustrarmi la ragione per cui dovrei rilassarmi ed evitare di farmi sopraffare dallo stress.

Sarebbe bastato dirmi che mi ero prodigata in una scena madre che persino Eleonora Duse sarebbe rimasta un po’ interdetta, e invece ci siamo trovati ad esplorare i meandri dell’antropologia e della sociologia del Paese che mi ospita.

In breve, mi ha detto che qui il mondo del lavoro gira in un determinato modo, e che se non mi adatto è meglio tornare in Italia.

Posto che lentezza, inefficienza e scazzo perpetuo sono caratteristiche facilmente riscontrabili anche nel mondo del lavoro italiano, che il magico mondo dell’intrattenimento non conosce pause, che la dirigenza del luogo in cui lavoro è italiana e che il mio problema principale era e rimane la perdita di tempo, ho provato per alcune ore ad osservare criticamente l’ambiente in cui lavoro.

Sì, era una giornata particolarmente tranquilla e avevo un bel po’ di tempo da perdere.

Non amo molto i luoghi comuni, anche perché se così non fosse di certo non sarei emigrata verso uno dei Paesi più bistrattati dal pregiudizio di italica appartenenza, ma in questo caso signori miei, tutto il mondo è paese.

Forse è vero che a queste latitudini c’è più tolleranza verso il fancazzismo, che la pausa caffè è un rito che farebbe impallidire generazioni di miei connazionali convinte che la mezz’ora seduti al tavolino del bar sia una tradizione tutta nostra, che è moralmente più accettabile entrare in ufficio in ritardo piuttosto che uscire in anticipo (quest’ultima caratteristica resta per me oscura: per quale motivo dovrei preferire iniziare più tardi e non finire prima?), ma in generale il gentile suggerimento ricevuto è, mi si perdoni, una grandissima cazzata.

Come accade ovunque, e forse un po’ di più nell’Europa mediterranea, c’è chi lavora poco e chi di conseguenza lavora per due; chi mantiene il posto di lavoro prodigandosi nelle pubbliche relazioni e chi si esprime a grugniti perché ha perso la facoltà di parola tra una mansione altrui e un’altra.

Quindi per ora in Italia non ci torno, ma quasi quasi vado a farmi una mezz’ora di pausa caffè.

kf

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