Metti un’estate, un viaggio, un byrek.

Succede che per giorni, a volte settimane, mi ritrovi a riscrivere con parole diverse gli stessi concetti. Capita soprattutto quando si avvicinano periodi in cui una grossa fetta dei miei connazionali tendono a fare la stessa cosa, come andare in vacanza tra Luglio e Agosto.

Per noi social media cosi, soprattutto se ci occupiamo di svariati clienti, questo è il periodo in cui fioccano consigli su cosa mettere in valigia, come proteggere la pelle dal sole e la casa dai ladri, come vivere un’estate all’insegna dell’allegria e del divertimento anche senza andare in ferie.

Poi, quando finalmente ci si può concedere qualche giorno di mare – nel mio caso ben pochi e posizionati ad inizio stagione perché così abbiamo sempre fatto in famiglia, si caricava l’auto e si partiva alle 3 di notte diretti a sud – può succedere che tutti i buonissimi, ottimi consigli dispensati nelle settimane precedenti prendano il volo e si allontanino verso i tetti sormontati dalle cisterne dell’acqua e dalle antenne dei sobborghi di Tirana.

A quel punto non importa quante volte io abbia scritto le parole fermenti lattici per altrettante farmacie, o quanto spesso le mie dita abbiano digitato protezione solare adeguata sulla tastiera: nello zaino che mi accompagna non ci saranno né gli uni, né l’altra.

Ci sarà invece uno spray che puzza di alcol più di una distilleria russa e che riuscirà, dopo appena una giornata sulla spiaggia, a farmi ustionare le ginocchia e il naso.

E visto che va bene essere distratta, ma a volte è il mio essere cretina che causa danni a lungo termine, porterò con me un byrek al formaggio che deciderò di mangiare solo dopo ore di viaggio senza aria condizionata, scatenando reazioni interne apocalittiche non ancora completamente concluse.

Perché portare con sé in vacanza i fermenti lattici è importante, ma anche nutrirsi adeguatamente – e soprattutto senza alimenti sulla via della decomposizione – male non fa.

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Che non si dica che non mi diletto con lo shopping: un giorno di mare, due mazzi di tè di montagna ed uno di salvia (quest’ultimo ha reso irrespirabile l’aria della cucina, ma è un’altra storia). Menzione d’onore all’Oki Task che spunta dalla borsa e al tablet che mi ha permesso di isolarmi nella lettura di volumi ben poco estivi e rilassanti, e di cui magari scriverò in seguito. In autunno. Quando saremo scazzati di default e leggere tomi di indagine storico-sociologica certo non peggiorerà la situazione.

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