Winter is leaving (?)

Non vorrei cantar vittoria troppo presto, soprattutto perché scrivo mentre abbraccio il calorifero cantandogli non son degna di te, ma voglio sbilanciarmi: l’inverno, quaggiù nella capitale albanese, pare essere finito.

13°C, sole che fa strizzare gli occhi durante le pause dal lavoro sul tetto, cappottino grigio leggero che temevo in pasto alle tarme almeno per altri due mesi.

Bello, né? Peccato che il mesetto di freddo che ci siamo appena lasciati alle spalle sia stato un vero inverno, di quelli da prealpi e non certo da placida e soleggiata nazione del basso Adriatico.

Colta di sorpresa e moderatamente spaventata dalle temperature imprevedibilmente basse, durante la mia ultima visita nella capitale sabauda mi sono attrezzata come se stessi per partire in missione con Ernest Shakleton (del quale conosco l’esistenza solo grazie ai gusti musicali di mia madre) e, per la prima volta nella vita, sono stata irresistibilmente attratta dai colori chiari da tamarra di Parella quale, evidentemente, continuo ad essere.

Ché i miei inverni sono stati spesso neri, occasionalmente grigi, allegramente verdi e sporadicamente blu, ma mai chiari.

Ma, complici i sempre rimpianti mercati rionali con i banchi tutto due euro signò* e un’estate non particolarmente oscura, son tornata a casa con cose che voi umani.

Per esempio.

Stivaletti imbottiti di lana sintetica e corredati da nuvole di pelo fortunatamente rimovibili. Comodi come pantofole e sufficientemente da malvestita da decidere non usarli per andare in ufficio.

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Maglione ispirazione pastorizia,  sopra al quale non riesco ad indossare nessuna giacca, elegantemente abbinato ad una delle mie magliette preferite di ieri, oggi e domani. Due euro signò in Corso Racconigi, qualcuno osi sostenere che avrei dovuto lasciarlo lì.

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La copertona (pesante come un’autobotte) a tema è la ciliegina sulla torta, il fatto che io non smetta di lavorare neanche a casa anche.

Il problema è che, presa dal mood bianco Natal pargol divin, ho dato una botta di chiaritudine anche ai capelli.

Quasi tre anni di cure eco-bio andate in fumo così, per un colore fatto molto bene ma che con il mio incarnato – e le mie sopracciglia nero carbone – ha ben poco a che spartire.

Anzi, se qualcuno fosse in possesso di formule magiche per ridare vigore alle chiome decolorate è pregato di condividere il verbo.

Intanto io tiro fuori dall’armadio le scarpe primaverili e le magliette svolazzanti, ma non tutte ché presto avrò di nuovo l’inverno torinese alle calcagna.

*Continuo, anche in virtù di un certo articolo letto di recente, a stare alla larga dal fast fashion e dalla grande distribuzione.

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