Celebrare le cose sbagliate, ambasciata edition

Parliamone un po’, di questo post-colonialismo italiano in terra d’Albania, visto che certe *coff coff* istituzioni ci sono ancora tanto affezionate.

Riassunto brevissimo: l’Italia ha invaso l’Albania due volte nel corso del secolo scorso, la prima volta nel 1915 e la seconda nel 1939; il regime fascista decise di annetterla al regno d’Italia: il 16 aprile Vittorio Emanuele III fece sua la corona che prima era stata solo dell’autoproclamatosi re Zog (re uccello, un nome meraviglioso e affatto esilarante).

Orbene, nonostante i cinegiornali dell’epoca dipingessero la reazione degli albanesi come estatica (qui un bel documentario che ripercorre i rapporti tra i due Paesi), la realtà era un tantino diversa.

Probabilmente il commento del re soldato dopo aver visitato l’Albania (“Mi hanno fatto re di un mucchio di sassi“) non fu d’aiuto.

Quasi settant’anni dopo, l’Albania è una repubblica piena di italiani e Tirana è fornita di una specie di Little Italy: in Rruga Gjion Pali II (Giovanni Paolo II) ci sono la cattedrale cattolica, il palazzone della Coin e l’ambasciata.

Luogo in cui mi sono recata per la prima volta all’inizio della settimana, per la tardiva e probabilmente inutile iscrizione all’AIRE.

Questo è, in breve, quanto mi sono trovata davanti:

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Le sale d’attesa e i corridoi degli uffici per i servizi consolari sono tappezzate di gigantografie di foto risalenti ai gloriosi anni dell’occupazione dell’Albania.

Prima che qualcuno faccia spallucce, la metto in un altro modo: se nell’ambasciata tedesca di Roma ci fossero foto risalenti all’occupazione nazista dell’Italia?

Ecco.

Ora, io la diplomazia non so dove stia di casa e son buzzurra e tamarra, ma per fortuna o purtroppo mi occupo di comunicazione ed eccomi quindi pronta a elargire consigli non richiesti.

Signori, amici, connazionali che avete pensato fosse una grande idea mostrare il legame tra i due Paesi con quei reperti, ma una veduta del boulevard centrale di Tirana non vi piaceva? Era troppo banale?

È stato costruito dai nostri antenati, è bello e colorato, non è abbastanza?

E allora tiriamo fuori le vedute del Golfo di Sorrento e del Colosseo, meglio l’effetto emigrante italiano che canta Cuore matto (cit.) che la celebrazione di come in passato ci siamo puliti il culo con la libertà altrui.

Cordialmente,

una che probabilmente, d’ora in avanti, finirà nei numeri bloccati della linea Viaggiare Sicuri della Farnesina.

P.S. Non ho documentazione fotografica dell’infelice decorazione muraria perché i telefoni sono rimasti rigorosamente all’ingresso. Io so che lo sapevano, che avrei esaurito la scheda SD facendo foto ad ogni angolo.

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