My lovely bunker

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Rifugio: è una parola che qui significa “un piccolo posto sicuro in un mondo inquietante”. Come un’oasi, in un grande deserto. O un isola, in un mare in tempesta.

Lemony Snicket

Alcuni giorni fa ho incontrato una persona a me molto cara, una docente universitaria con cui ho collaborato in passato, la quale mi ha parlato di alcuni studi relativi a – parole mie – il modo in cui le esperienze emotive, soprattutto quelle dell’infanzia e del rapporto con i genitori, possano influire sul funzionamento del cervello.

Siamo entrambe straniere nella terra delle aquile, una terra estremamente complicata che in qualche modo è diventata per entrambe un posto sicuro, un safe place; non era stupita (io un po’ lo ero) nel riconoscersi in alcune dinamiche del mio passato.

Non mi ero mai resa conto che Tirana avesse assunto un tale ruolo nella mia vita. Non è stata la prima volta in cui ho stipato la valigia arancione di roba per poi caricarla a fatica su un treno o un aereo, ma mai mi era successo di sentire la destinazione come un posto familiare, sicuro.

Nella mia sconfinata ignoranza, credo che dopo molti anni trascorsi in una città relativamente calma ed ordinata ed in una casa estremamente caotica dal punto di vista emotivo avessi bisogno del contrario: una luogo calmo racchiuso tra poche mura (possibilmente verdi, anche l’occhio vuole la sua parte) e circondato dal caos.

Non credevo di essere in fuga né quando sono arrivata né negli anni successivi, ma quando un’altra persona a cui voglio molto bene ha suggerito che ad un certo punto dovrò smettere di scappare ho realizzato che lasciare Torino è stato anche questo: una fuga. Assolutamente necessaria, ma comunque una fuga.

Capirlo mi ha permesso di mettere a fuoco molti dettagli che prima mi sfuggivano, forse anche ad accettare che questa città sia ancora meno facile di quanto mi sembrasse. Ogni volta che leggo definizioni come the hidden gem of the Balkans vengo colta dall’impulso di commentare con foto di quei quartieri che non sono solo fast fun per turisti (ossia tutti a parte il centro ed il Bllok) e la sento come una cosa sana, adatta ad una persona che vive in questa città da tre anni e un po’.

Questo paese è famoso (anche) per le centinaia di migliaia di bunker che lo ricoprono. Forse per me è anche questo: un grossomodo confortevole, moderatamente rilassante bunker. Un rifugio.

 

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