Trasferirsi a Tirana: trovare casa

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Alcuni mesi fa venni contattata da una ragazza italiana che, insieme al fidanzato, stava pensando di trasferirsi da questa parte del mare. Le domande che mi pose riguardo le condizioni di vita di una città come Tirana in parte mi stupirono, perché mi resi conto che al di là dei video promozionali (spesso dedicati al turismo) non ci sono informazioni precise sulla vita quotidiana nella capitale albanese.

Dopo tutti questi anni trascorsi sul divano rosso (o sulla new entry, la sedia da ufficio arancione) e tra le strade di questa città, forse può essere utile stilare una lista breve e precisa (logorrea permettendo) divisa per argomenti.

Questo è il primo capitolo, che ho deciso di dedicare ad una delle necessità primarie della vita in qualsiasi parte del mondo, esclusi forse i paradisi tropicali in cui ci si può costruire una capanna sulla spiaggia con le foglie dei banani: dove vivere e come trovare casa.

Comincio quindi dai fondamentali: dove rivolgersi per trovare un luogo in cui abitare.

  • Le agenzie. Ce ne sono tantissime, molte hanno come target gli stranieri e solitamente propongono gli appartamenti migliori. Se si sceglie questa soluzione è importante partire dal presupposto che, esattamente come in Italia, caparra e commissione saranno spese da sostenere. Il silver lining è che non si dovrà discutere per ottenere un contratto regolare (ci tornerò tra poco).
  • Internet. Per chi non ha una conoscenza base della lingua può essere complicato, perché gli annunci sono quasi sempre solo in albanese. Gazeta Celesi è un portale molto utile e relativamente intuitivo, con un paio di accorgimenti e Google Translate si può riuscire a restringere la ricerca a quello che si cerca. (C’è anche in versione cartacea a pubblicazione bisettimanale, ma nel momento stesso in cui viene pubblicata la maggior parte degli annunci, già pubblicati online, sono inevitabilmente obsoleti.)

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Una volta cliccato su “Prona te patundshme” si possono indicare le specifiche per la ricerca:

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Nel menu a tendina sulla sinistra si può selezionare il tipo di sistemazione che si sta cercando. Con “garsoniere” si intende un monolocale, le altre categorie sono abbastanza intuitive.

Una volta che il portale restituisce i risultati, è importante capire quali zone si preferiscono e quali invece si vorrebbero evitare. Ovviamente la regola del “se costa troppo poco forse non è una buona idea” è validissima.

In generale, non è necessario cercare un appartamento vicinissimo alla sede di lavoro: Tirana non è una città grandissima e in linea di massima ben collegata con i mezzi pubblici.

Dall’altra parte sconsiglierei i quartieri troppo periferici, soprattutto quelli verso Durazzo: Astir, Lapraka e limitrofi non sono zone che consiglierei a chi è all’inizio dell’esperienza tironsa.

Credo sia bene valutare con attenzione, in linea di massima, soluzioni che si affacciano sulle arterie stradali principali o al primo piano dei palazzi: dire che le strade di questa città sono caotiche è un eufemismo, tra i locali aperti fino a tarda notte ed il traffico potrebbe diventare abbastanza snervante cercare di fare cose come non so, guardare un film, parlare al telefono o dormire.

Ora, non è detto che i proprietari delle case in affitto parlino italiano o inglese. L’aiuto di qualcuno che parli la lingua è consigliato, io stessa credo ne avrei bisogno.

Un altro aspetto da tenere a mente è che molti appartamenti, soprattutto quelli che hanno prezzi medi e non indicati in euro, saranno delle enormi delusioni: armarsi di pazienza ed osservare adeguatamente tutti i dettagli strutturali e di mobilio prima di accettare è sempre una buona idea.

  • Gli annunci davanti ai palazzi. Ce ne sono davvero tantissimi ed offrono il vantaggio di vedere (anche se solo dall’esterno) l’edificio prima di fissare un appuntamento con i proprietari. Anche qui vale lo stesso discorso degli annunci online: l’aiuto di un madrelingua è consigliato.

Ora, parliamo di burocrazia e contratti.

Per ottenere un permesso di soggiorno per motivi di lavoro è fondamentale avere un contratto di affitto o una dichiarazione di ospitalità da parte di un proprietario di casa.

Peccato che nella maggior parte dei casi i locatori non siano particolarmente inclini all’idea di fare le cose legalmente: l’idea di pagare il 15% allo Stato non gli sorride affatto, quindi può darsi che propongano come compromesso che l’affitto venga alzato di quella percentuale.

Ogni volta che mi è stata proposta questa soluzione, nella mia mente si sono affacciati il ragionier Fantozzi ed il suo leitmotiv.

 

Il lato positivo, se ce n’è uno, è che generalmente basta un mese di preavviso per lasciare una casa. Si avverte il proprietario, eventualmente ci si mette d’accordo per permettergli di far visitare gli spazi a potenziali nuovi affittuari e a fine mese amici come prima.

Esclusa la rete internet, solitamente le utenze sono a nome dei proprietari: basta recarsi in posta o in uno dei centri autorizzati con le bollette di acqua e luce (anche vecchie vanno bene, visto che quelle correnti tendono ad arrivare in momenti imprecisati del mese) e farsi mettere il timbro sull’apposito libretto.

Ma la gestione della quotidianità domestica sarà argomento di un post successivo. Per il momento resto a disposizione di chiunque volesse chiedermi chiarimenti, informazioni specifiche o consigli. Tanto sono in ferie.

 

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