And it was all yellow

Nuovo anno, nuove ossessioni. Archiviata momentaneamente l’inarrestabile spinta verso l’orrore in ogni sua forma, il primo mese del 2018 mi ha fatta arenare, come una balenottera ripiena di bakllava, sulle spiagge silenziose ed angoscianti di Nigger Island.

La faccio breve? Mi sono gettata a capofitto nelle diverse forme del giallo. Sarà che avevo un trasloco emotivamente pesante da organizzare, che dovevo (spoiler: avrei dovuto) ripensare alla quotidianità e alle mie strategie di mantenimento, sta di fatto che preoccuparmi di assassini più o meno crudeli e dei più o meno maldestri tentativi di acciuffarli ha alleggerito le mie giornate.

Soprattutto da quando ho (malamente) rescisso il contratto di fornitura dell’internet.

Già a fine dicembre ho deciso di chiudere l’anno, danneggiando ulteriormente la mia vista, con l’opera omnia (o quasi) di Fred Vargas. In formato elettronico. Sullo smartphone. Non dovrei stupirmi se nelle ultime settimane ho rischiato di prendere pali in faccia ad ogni incrocio.

Ho riletto quasi tutto Adamsberg, un po’ degli evangelisti, un po’ del tedesco e quel paio di volumi in cui i protagonisti si incontrano. Tutti consigliatissimi, soprattutto l’ultimo Adamsberg (che per una botta di fortuna ho in formato cartaceo). Leggere i libri della Vargas è un po’ come rientrare in casa dopo un viaggio: piacevole, confortevole, senza brutte sorprese in agguato.

Di questa rilettura generale mi sono rimasti nel cuore, ed hanno contribuito al decadimento della mia vista, Nei boschi eterni, Chi è morto alzi la manoParti in fretta e non tornare.

Ho poi ripreso in mano Al mio giudice di Alessandro Perissinotto, che è un giallo anomalo scritto in forma di carteggio elettronico tra l’assassino ed il magistrato incaricato delle indagini. Piacevole, ricco di colpi di scena coerenti con la narrazione, privo di noiosi deus ex machina e colmo di riferimenti letterari e storici davvero interessanti. Più un ritratto piuttosto crudo di una certa parte della classe dirigente che a me fa sempre piacere.

Ho infine recuperato in un mercatino un libro di un autore che mi incuriosiva molto (perché sovente citato da Carlo Lucarelli, fedele compagno di tante giornate noiose con i suoi Blu Notte). L’autore è Giorgio Scerbanenco e il libro è Al mare con la ragazza.

Anche qui c’è un ritratto amaro della classe operaia, dei suoi sogni poveri come le strade periferiche in cui sopravvive e dell’innocenza perduta di una coppia di giovani innamorati. Crudo e allo stesso tempo delicato, intimo senza essere stucchevole, avrei speso anche più di 50 centesimi per averlo nella libreria.

Di Ritratto di un assassino della Cornwell, anch’esso recuperato al mercatino, magari scriverò quando anch’io sarò un’autrice tanto ricca da poter spendere ingenti quantità di denaro per scoprire chi era Jack lo Squartatore.

Nel mulino che vorrei i miei libri non sono tutti infilati in borse e scatoloni.

 

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