Photo by Nathan Dumlao on Unsplash

Una tazza di caffè e due parole sul futuro

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In Albania non c’è cosa più semplice di trovare un caffè.

Possiamo lasciare al controllo passaporti le italiche preoccupazioni relative al rito dell’espresso: tutti i bar lo servono, alcuni dei marchi locali sono di ottima qualità ed è molto semplice trovare i nostrani Lavazza e Illy senza dover lasciare due-tre euro sul bancone: il caffè è generalmente buono, il prezzo decisamente basso.

Ma i bar di Tirana non hanno solo assorbito la tradizione italiana dell’espresso: la città è costellata di punti vendita in franchising di coffee shops che ricordano un po’, almeno per quanto riguarda l’offerta, Starbucks.

Mon Chéri, Mulliri Vjeter e molti altri coffee shops sorgono nei punti nevralgici della città e offrono una vasta gamma di prodotti anche da asporto: caffè americani, enormi cappuccini, smoothies e dolci all’americana come muffin e cinnamon rolls.

C’è però un tipo di caffè che affonda le sue radici nella lunga dominazione ottomana dell’area e che ancora oggi conserva un fascino ancestrale e un po’ magico.

Il caffè turco è macinato più finemente di quello per la moka. Per prepararlo basta unire caffè, acqua e zucchero (a piacere, io lo bevo amaro) nell’apposito pentolino e portare ad ebollizione.

Quando il composto inizierà a bollire (e spesso, soprattutto le prime volte che lo si prepara, a colare come lava sul piano cottura) lo si toglierà dal fuoco, lo si servirà nelle tazzine e, dopo aver permesso alla polvere di caffè di sedimentare sul fondo, si inizierà a sorseggiarlo con estrema calma.

Qui come in Italia il caffè è un rito, l’idea di berlo al bancone in un sorso è un abominio: il caffè è placida condivisione, relax, compagnia.

Ma il caffè turco ha un segreto in più.

È la bevanda che, al di fuori delle grandi città, spesso accompagna le riunioni domestiche femminili (gli uomini tradizionalmente frequentano i bar), ma è anche quella che nasconde un segreto: una volta finito il caffè le tazze verranno ribaltate sui rispettivi piattini, il fondo lasciato colare, quindi la donna che sa come farlo leggerà il futuro tra le morbide linee scure lasciate nella tazza dal caffè.

È anche l’unico tipo di caffè che si può bere nei bar (almeno in quelli fuori Tirana) durante i blackout: spesso nelle case ci sono dei fornelli da campeggio, deputati appunto alla preparazione di tale bevanda.

Il caffè turco è scuro, spesso senza essere denso come un espresso ed ha un sapore indistinguibile. Se lo si beve troppo in fretta, la bocca si riempie del fondo polveroso fatto di chicchi macinati.

È il suo modo di dirti di rilassarti, goderti la tua pausa e rimandare a dopo qualunque preoccupazione.

Quello che staziona in modo stabile nella mia dispensa è del marchio Mulliri Vjeter, che oltre ai coffee shops all’americana strizza l’occhio anche a questa profumatissima – e un po’ magica – tradizione.

N.B. Questo post non è sponsorizzato, i 120 lek che spendo per le buste di caffè turco escono sempre dalle tasche dei miei jeans.

 

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