Piccoli rituali per star bene

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Come molti esseri umani del globo terracqueo, specialmente se provenienti dall’Occidente industrializzato, ho la splendida abitudine di accumulare stress per poi lasciarlo andare, neanche troppo in realtà, nei rari periodi di vacanza.

Nella maggior parte dei casi, per me tali periodi coincidono con le maldestre e più o meno lunghe trasferte in terra sabauda.

Preparo la valigia nera (o quella grigia se prevedo di dovermi rifornire di parmigiano), inforco gli indumenti più comodi e resistenti che possiedo e mi avvio verso il glorioso aeroporto Madre Teresa di Rinas. Navetta permettendo, ché la penultima volta avevano spostato il capolinea e mi ero trovata ad arrancare sulle piastrelle di piazza Skanderbeg per raggiungere la nuova fermata che, per la cronaca, si trova dietro il Palazzo della Cultura.

Il problema di questo metodo è che ci sono periodi in cui non posso concedermi un viaggio ristoratore tra Porta Susa e la Falchera, mesi che si accumulano senza che mi renda conto di dover fare qualcosa per evitare il burnout che ultimamente ha preso le sembianze di un preoccupante numero di capelli bianchi.

Sono stata quindi costretta a mettere a punto un’esigua ma efficace routine di rilassamento domestico. È qualcosa di innovativo quanto le stampe fiorate per la primavera, ma pare funzionare e quindi ecco la mia lista delle cose da fare per star bene. O almeno benino.

  • Immergersi in un’attività intellettualmente stimolante, eliminando ogni interferenza.

Naturalmente, ciò che intendo è scegliere un libro, una playlist, un film, una serie su Netflix o l’etichetta di un bagnoschiuma e di dedicarvisi completamente. Questo significa telefono in modalità aerea e niente Facebook/Instagram/email per l’intera durata dell’immersione. Quando astraggo i pensieri, dedicandomi alla realtà fittizia di qualcun altro, la mente si rilassa al punto che mi pare di averla aperta e liscia come un lenzuolo stirato.

  • Mangiare cose buone ma salutari

Credo sia abbastanza comune reagire ai periodi di stress con l’abbruttimento da junk food. Proprio per questo motivo non riesco a sfondarmi di tortilla chips del DeSpar quando decido di prendermi cura di me: mi sembra subito di essere debole, fiacca e spenta. Per me la soluzione consiste nel riempire frigo e dispensa di alimenti che mi piacciono ma che non contengono troppi grassi saturi, né conservanti: una macedonia di fragole e banane, un’insalata di finocchi e arance o un piatto di spaghetti integrali col pomodoro fresco riescono a saziare la mia implacabile fame senza avere effetti negativi sulla mente. Anche se la vera pozione magica ultimamente è una pentolata di broccoli al vapore.

 

 

  • Scegliere un rituale di benessere e dedicargli del tempo

Sono una ragazza di campagna, quando le adolescenti metropolitane imparavano i segreti delle creme corpo e dei balsami districanti io mi facevo venire le stimmate cercando di raccogliere le more tra i rovi; ciò significa che non ho pazienza per i rituali di bellezza e le pamper routines, è già tanto se una volta alla settimana uso lo scrub corpo prima di fare la doccia. Però, di malavoglia e imprecando contro l’acqua corrente che secca la pelle invece di idratarla, mi costringo ad un check quasi completo dello stato delle mie umane sembianze: i capelli (bianchi) necessitano di una passata di hennè? Il naso è coperto di antiestetici punti neri? La pelle della fronte è unta come un byrek con pomodoro e cipolla? E avanti così tra unghie (lunghezza, stato di conservazione dell’eventuale smalto), flora pilifera (facciale, ascellare e gambale) e passata di burro idratante sui tatuaggi per prevenire ossidazione e deformazione delle linee. Una rottura di scatole indescrivibile seguita da un senso di soddisfazione e realizzazione estremamente alto.

 

 

 

  • Uscire. Di. Casa.

Questo è il mio punto dolente. Ho con il divano una corrispondenza d’amorosi sensi, una relazione fondata sulla dipendenza che nessun altro complemento d’arredo potrà mai eguagliare. Visto però che i periodi di stress spesso corrispondono al trascorrere tra le mura domestiche tutto il tempo libero, fare una passeggiata e prendere un caffè in una zona quanto più bucolica e silenziosa possibile mi è assolutamente necessario. Inforco le scarpe da ginnastica, scelgo con cura un bar privo di tavolate troppo numerose e trascorro una mezz’ora fissando il vuoto e ripetendomi che dovrei farlo più spesso, anche nei giorni di stanchezza e sovraccarico mentale.

Salvo poi dimenticarmene fino all’ondata di stress successiva.

 

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