LeggerExpat: storie di incontri e di migrazioni

Una delle lamentele più frequenti con cui ammorbo il mondo e le persone che mi circondano riguarda la mole di libri che ho abbandonato in quell’appartamentino di Torino ovest dove non so se tornerò.

Ciò che mi manca, a onor del vero, sono i libri cartacei. Ho una nutrita collezione di testi nel telefono e nel tablet, ma per quanto mi riguarda niente è comparabile al fruscio delle pagine mentre si sta a letto, alla luce di un abat-jour mentre la palpebra cala e il sonno si fa strada.

Che splendida immagine da zitella attempata ho appena offerto.

Dopo appena quattro anni di peregrinaggi in terra d’Albania, mi sono timidamente affacciata nella biblioteca dell’Istituto Italiano di Cultura e sono quasi svenuta. Libri, libri ovunque, libri in italiano che non costano come una bolletta dell’elettricità o come una settimana di spesa alimentare, volumi ordinatamente organizzati per autore in ordine alfabetico.

Dovessi morire d’improvviso, lasciate perdere il rimpatrio della salma. Crematemi e infilatemi nella sezione Narrativa, possibilmente vicino a Robert McLiam Wilson.

Per farla breve, un paio di giorni fa sono tornata a casa saltellante e piena di gioia con la prima rata di ciò che considero un tesoro inestimabile: L’ottava vibrazione di Carlo Lucarelli e La straniera di Younis Tawfik.

Sono due opere che hanno a che fare con le contaminazioni culturali, l’emigrazione, il colonialismo e ciò che lo seguì. Insomma, pane per i miei denti un po’ sporgenti.

Infatti, nel suo romanzo Lucarelli narra gli eventi che portarono alla battaglia di Adua, quella che nel 1896 vide l’esercito regio italiano confrontarsi con l’esercito etiope.

L’autore (che è già stato ospite di queste pagine) accompagna il lettore tra le strade di Massaua, tra truppe italiane un po’ sgarrupate e funzionari coloniali, compiendo ciò che mi fa innamorare perdutamente dei romanzi di questo tipo: raccontare la Storia attraverso storie piccole, che scompaiono davanti ai nomi altisonanti di regnanti e generali ma che sanno restituire l’anima del periodo e del luogo in cui sono ambientate.

Quattrocentocinquanta pagine che ho letto in circa un giorno e mezzo, appollaiata sul balcone e poi spiaggiata sul divano. Lo consiglio a chi, come la sottoscritta, conosce poco la storia coloniale italiana e vorrebbe saperne di più senza darsi a mattonazzi storici.

Il romanzo di Tawfik è completamente diverso. L’ho preso con me perché ho letto in quarta di copertina che trattava di emigrazione e che era ambientato a Torino, ed ho trovato una storia struggente che si snoda tra il silenzioso inverno torinese ed il giallo accecante delle estati marocchine e mediorientali, tra la solitudine dell’emigrante e l’opprimente familiarità del Paese lasciato dietro di sé.

È un romanzo che racconta due volti dell’essere stranieri, quello dell’integrazione e del benessere e quello della disperazione, della clandestinità, della povertà, e di come spesso questi due volti non riescano ad incontrarsi, a riconoscersi o a comprendersi.

La straniera è una storia struggente e spietata, un libro che consiglio e che contiene una delle descrizioni più belle che abbia letto sulla mia città:

Una città chiusa dentro le mura del suo orgoglioso passato, diffidente e riservata. Una vera città regale. La gente vive come se fosse in un’enorme corte. Tutti sembrano cortigiani e sudditi, sparsi tra guardie e cortine. Corrono continuamente da un lavoro all’altro, come se il tempo stesse per finire. Si passa vicini, ma si evita il contatto; sembra che tutti siano degli estranei. Ogni persona è un mondo a sé, caratterizzato da una leggera sfumatura di malinconia negli occhi. Il senso della solitudine fioriva dentro di me in quel terreno di individualismo. Mi ci è voluto del tempo, molto tempo, per riuscire a integrarmi. Temo di essere diventato anch’io un suddito malinconico.

In modo inconscio ho scelto di portare a casa, tra i moltissimi volumi presenti in quello scrigno delle meraviglie, due testi dedicati all’incontro con l’altro, all’emigrazione. Starò forse cercando esperienze che mi aiutino a dare un nome alle mie?

Può essere. Mentre cerco di scoprirlo vado a prendere un altro paio di romanzi, non sia mai che resti un intero fine settimana senza niente da leggere.

 

4 pensieri su “LeggerExpat: storie di incontri e di migrazioni

  1. virginiamanda ha detto:

    Come descrivi bene i libri! Mi hai fatto venire voglia di leggerli, anche perché sono gli stessi argomenti che interessano anche me.
    Mi permetto di consigliarti Inshallah di Oriana Fallaci (sulle truppe sgarruppate italiane in Libano), Il fondamentalista riluttante di Mohsin Ahmid, Ulisse da Baghdad di Eric Emmanuel Schmitt e un insospettabile Canale Mussolini di Pennacchi (sul tema dello spaesamento lontani da casa e immigrazione interna durante le guerre mondiali). Ma magari li hai già letti tutti!

    "Mi piace"

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