Moj Tirana

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Non ho scritto molto nelle ultime settimane. Sarà che sono meno multitasking di quanto vorrei e che un picco di lavoro ha avuto il potere di catturare tutte le mie energie, forse che questo inizio estate è stato meno ricco di eventi dei mesi precedenti o che ciò che avrei da dire è facilmente riassumibile in brevi caption su Instagram, chi lo sa.

Tra un inaspettato (ma benvenuto) accumulo di doveri professionali, un cagnolino salvato dalla strada e provvisoriamente dormiente sul mio balcone ed un paio di saccheggi dei miei negozi di seconda mano preferiti, ogni venerdì mattina mi sono concessa delle colazioni con alcune nuove conoscenze.

Siamo un gruppo eterogeneo di donne straniere ed albanesi, amiamo incontrarci per raccontarci gli eventi della settimana appena trascorsa ed occasionalmente finiamo a bere Mimosa prima di mezzogiorno. La conversazione viaggia leggera tra diversi argomenti ed ogni tanto si ferma sulla politica locale.

Oggi, per la prima volta, ho dato voce alla mia opinione sull’attuale amministrazione comunale.

Sono arrivata a Tirana durante l’amministrazione precedente, quella che oggi sta all’opposizione, ed i miglioramenti apportati da quella attuale sono sotto il mio naso ogni volta che esco di casa. Tuttavia, tale consapevolezza è accompagnata dalla sensazione che si tratti di un’operazione di facciata, volta ad un abbellimento a scopo turistico delle zone più frequentate dai visitatori occasionali della città.

Ma non è questo il punto del post che sto scrivendo.

Non è mai facile essere uno straniero, un emigrante. Non lo è neanche quando il tuo passaporto, il tuo stipendio e il tuo tenore di vita ti mettono al riparo dalla retorica tanto cara ad una parte dell’attuale governo italiano.

Io e le ragazze che incontro il venerdì siamo, per dirla fuori dai denti, delle privilegiate rispetto a gran parte della popolazione locale. Per questo motivo, insieme al frequente “non sei di qui, cosa ne sai” di alcuni interlocutori, spesso accade che si verifichi una sorta di timidezza nell’esporre un’opinione – anche quando basata sull’esperienza personale.

Sono in Albania da quattro anni, ho visto con i miei occhi cosa è cambiato in meglio e cosa è peggiorato. Le mie eventuali critiche a tali cambiamenti sono frutto di questi anni, di ciò che ho visto, delle esperienze dirette che ho ogni giorno.

Ad eccezione dello stipendio, più alto di quello medio, e della mia incapacità di comunicare nella lingua locale, vivo come una qualsiasi trentenne albanese con un’istruzione universitaria.

Vivo in affitto fuori dalla zona cool della città, torno in Italia due-tre volte l’anno perché il costo dei biglietti incide notevolmente sulle mie finanze, mi muovo con i mezzi e faccio quasi sempre la spesa dai contadini o nei negozietti di quartiere.

Quanto glamour, nevvero?

Questa retrospettiva di cazzi miei è funzionale ad un’unica cosa: dimostrare che non vivo da privilegiata, che la realtà quotidiana della città che mi ha adottata è qualcosa con cui mi confronto ogni giorno, che il privilegio dato dall’essere cittadina italiana non è qualcosa di cui abuso, o che credo possa pormi su un livello superiore a qualcun’altro.

Per questo motivo, e perché l’aver vissuto altrove a volte consente di offrire punti di vista inediti e spunti di riflessione utili, credo che noi stranieri d’Albania dovremmo essere meno timidi nell’esprimere le nostre opinioni, anche quando sono critiche nei confronti di istituzioni che sembrano aver “apparecchiato” la città più per noi che per i locali.

Parliamo, ma prima di farlo osserviamo. Mi sono recentemente resa conto che ormai da un paio d’anni non dico più “amo Tirana”, che è l’affermazione più comune tra gli stranieri arrivati da poco.

Io non amo Tirana. Tirana è casa mia, con i suoi lati positivi e quelli negativi. L’ho scelta, ed anche quando mi fa incazzare rimane casa mia. Credo sia normale voler migliorare la propria casa, anche quando per farlo bisogna accettare che abbia piccoli e grandi problemi.

Questa città ha accolto me e centinaia di altri stranieri, ci ha accolti tanto bene che ci siamo messi comodi e non abbiamo alcuna intenzione di andarcene. Forse sarebbe il caso di dare qualcosa indietro alle persone che ogni giorno ci fanno sentire a casa; far sentire la nostra voce, anche quando non loda, potrebbe essere un buon punto di partenza.

7 pensieri su “Moj Tirana

  1. trentazero ha detto:

    Anche io ho delle amiche ad Aberdeen con cui bere alla domenica e mi piacciono tanto.

    Non conosco la situazione attuale dell’Albania ma e’ casa tua e fai bene a farti sentire.

    (P.s. L’immagine della spesa dal contadino mi ha un po’ fatta innamorare)

    "Mi piace"

    • AnnaGiuliaB ha detto:

      Fare la spesa dai contadini che vengono in città ogni mattina con i prodotti dei loro orti è meraviglioso. Ho imparato ad apprezzare i sapori di stagione più di quanto facessi quando andavo al supermercato e buttavo nel carrello qualunque cosa mi capitasse davanti 🙂

      Piace a 1 persona

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