Codici di abbigliamento e torride estati

È estate, fa caldo e se potessi andrei in giro in mutandoni e canottiera, come il miglior Fantozzi.

Quando mi avventuro per le torride strade di Tirana, sudando copiosamente da ogni poro, resto spesso stupita dall’abbigliamento sfoggiato da parte delle mie concittadine: fluenti chiome lasciate sciolte, capi fascianti in tessuti sintetici, tacchi vertiginosi – raramente appartenenti a scarpe aperte – che renderebbero anche i piedi più affusolati degli zamponi di maiale.

Sono bellissime. Sembrano la trasposizione reale della pagina “Search” di Instagram. Sono anche estremamente simili una all’altra, proprio come sul Search di Instagram.

Dall’alto dei miei sandali da frate giudicati brutti dall’uomo che me li ha venduti, ho intravisto un leggero problema a livello di società e ho deciso, mentre mangio il più triste piatto di pasta mai cucinato, di parlare virtualmente con tutte le donne, tironse e non, che credono in qualche modo di doversi adeguare tout court un determinato codice di abbigliamento.

Ragazze, donne: non dovete farlo. Non dovete niente a nessuno, se non a voi stesse. Se il sudore che scivola sul collo per via dei capelli sciolti non vi turba, va benissimo così. Se le longuette a vita alta in acrilico vi risultano comode anche con 35°C, indossatele.

Ma non fatelo perché pensate sia ciò che vi rende attraenti, appetibili, degne degli sguardi maschili.

Noi donne (e loro uomini) non siamo il nostro aspetto, non siamo un’immagine ricreata in base a ciò che la società decide sia attraente. Una persona che usa ciò che indossiamo come metro di misura per giudicarci non è una persona che merita la nostra vicinanza, o la nostra attenzione. Un datore di lavoro che ci riprende perché non indossiamo i tacchi, o perché non siamo abbastanza femminili, sta commettendo un abuso.

Davvero trovate comodi i reggiseni imbottiti di gommapiuma in estate? O le mutande che accentuano le natiche, aggiungendo strati di tessuto in una stagione in cui si dovrebbe procedere per sottrazione?

Se la risposta è sì, indossateli senza la minima remora. Se ciò che vi chiedete quando vi vestite è “cosa mi va di indossare?” e non “cosa devo indossare?”, chiudete questo post perché non vi serve.

Ma se la preoccupazione è legata all’idea che l’esterno si farà su di voi, al modo in cui verrete trattate decidendo di indossare qualcosa che vi piace e vi fa sentire a vostro agio, fermatevi un attimo. Pensateci, poi magari provate a modificare, un pezzetto alla volta, ciò che non vi fa stare a vostro agio: scoprite la freschezza di una maglietta leggera in cotone, la comodità di un paio di sandali con la suola sagomata, la bellezza di non sentire il sudore che si mescola a fondotinta, cipria e fard.

Per esperienza personale, posso aggiungere che indossare ciò che davvero mi piace e mi fa sentire a mio agio ha fatto sì che parti del mio carattere, prima nascosti da un involucro scomodo che non mi apparteneva, facessero capolino. Essere me stessa all’esterno ha fatto sì che fossi più me stessa anche dentro.

E ricordate che, quando qualcuno vi contesta di “preferire i tacchi”, potete caldamente consigliargli di andare a comprarsene un paio.

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