Capelli fluenti e bombe caloriche al pistacchio

Tra le cose che non mi annoiano mai, posso annoverare i sabati, le colazioni all’italiana e non avere i capelli simili a nidi di piccione. Se queste tre semplici cose si verificano nello stesso momento, sarò probabilmente meno burbera del solito per i successivi due-tre giorni.

Le congiunzioni astrali, forse l’ormai vicina eclissi lunare (o magari il terrore sacro che ho sviluppato a seguito dei recenti terremoti), hanno fatto sì che questa mattina io abbia fatto una colazione da lacrimuccia di commozione, mentre sfoggiavo una chioma tanto splendente e morbida da farmi pensare fosse un dono garantito dalla candela accesa nel monastero di Zvërnec.

Andiamo con ordine. Raramente faccio colazione, ma quando accade mi piace che ricordi i portici sabaudi, i piccoli bar della contrada dei guardinfanti, o anche solo i bar tamarri della mia borgata, che qui siamo gente di poche pretese.

Una delle mie più care amiche, con la quale condivido l’affinità elettiva a forma di croissant, questa mattina mi ha recuperata sotto casa per portarmi – a suo dire – a mangiare una brioche buonissima.

Mentre mi preparavo, ho provato uno shampoo acquistato a cuor leggero da Rossmann (sempre sia lodato) perché costava una sciocchezza, è senza siliconi e la mia testa quel giorno somigliava al nido di piccioni di cui sopra.

Il risultato è stato talmente buono che sarei disposta ad iniziare un traffico di minisize perché tutti, anche chi vive dove la mecca del bio low cost non c’è, possano beneficiarne.

Si tratta dello shampoo Isana (brand di Rossmann) alla camomilla, un prodotto poco denso con un profumo delicato ma persistente che ha reso giustizia a questi 11 mesi senza colorazioni pilifere. Cinquanta centesimi per una travel size di pura soddisfazione.

Lo shampoo dei sogni.png

Terminata la mia pigrissima morning routine (come sono beauty blogger quest’oggi), la mia amica mi ha portata da Rixhi’s, bar-ristorante nel cuore del Bllok, dove a suo dire avrei finalmente potuto mangiare una brioche all’italiana.

Il locale, arredato con gusto in stile minimal-industriale, ha il laboratorio a vista ed un grazioso déhor separato dalla strada da alcuni giovani ulivi.

Una volta arrivata al bancone, ho sentito il cuore (e lo stomaco) esplodere di felicità: oltre la vetrina, enormi brioche miracolosamente prive di zucchero a velo occhieggiavano opulente.

Presa dal sacro fuoco della fame ne ho scelta una al pistacchio, temendo un po’ di ritrovarmi il palato impastato da una crema densa e troppo dolce. Al contrario, ho quasi sentito cherubini e serafini intonare canti celestiali quando le mie fauci si sono riempite di una crema leggera dal gusto avvolgente.

Credo che l’immagine, per quanto storta, parli da sé.

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Ed è così che ben tre cose preferite si sono verificate nel giro di pochissime ore: il sabato, i capelli decenti e la brioche.

Come minimo, lunedì perderò il lavoro e mi romperò una gamba.

 

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