Tre cose settembrine

Avrei voluto dedicare un post ad ognuna di queste “tre cose”, ma ho pensato fosse meglio fare un esercizio di sintesi inserendole, tutte insieme, in un pout-pourri simile al gioco Nomi, Cose, Città.

Scrivere.

Ieri ho visto per la prima volta il mio nome, una mia foto ed un mio articolo pubblicato su una rivista cartacea.

So di fare la figura della provinciale, ma è stato emozionante. Il pezzo, opportunamente tradotto in albanese, è uscito su Revista Elegance e tratta di fine dell’estate, di bar all’aperto e di un libro.

Sto rifinendo il pezzo per il numero di ottobre, mossa da un fuoco creativo grazie al quale ricordo perché, tanti secoli fa, mi sono detta che per mestiere avrei voluto scrivere.

Leggere.

Ho ripreso l’abitudine di saccheggiare la biblioteca dell’IIC. La scorsa settimana ho scovato una copia di Albania una e mille di Indro Montanelli, un reportage scritto nel 1939 che in certi passaggi è così contemporaneo da far venire i brividi.

Non vedo l’ora di finirlo per scriverne in modo approfondito, perché alcuni passaggi potrebbero essere stati scritti ieri.

Brava AnnaG, scrivi degli scritti del maggiore giornalista italiano, il paragone sarà certamente a tuo favore.

Vestirsi.

Amo comprare all’usato anche perché non porta con sé i tipici ripensamenti “forse non vale i soldi che ho speso“. Ma soprattutto, amo comprare all’usato quando con poco più di tre euro porto a casa un outfit completo e di buona qualità, nello specifico un jeans nero, una camicia leggermente oversize a righe sottili, una cintura di finto pitone verde ed un paio di scarpe che, insieme alle Dr.Marten’s (anch’esse provenienti dall’usato), saranno le fidate compagne del mio inverno.

Non contenta, mi sono affettuosamente donata due borsette luccicanti, per un totale di due euro.

Come ho scritto alcuni giorni fa su Instagram, mentre me la tiravo per l’outfit completo a meno di quattro euro, credo che – nei limiti del possibile – sia importante tenere conto della sostenibilità e dell’eticità di ciò che si acquista.

Da anni compro solo usato: a Torino nei mercati rionali, a Tirana nei negozietti di quartiere. Ci sono però alcuni marchi, sostenibili in termini di tutela dell’ambiente e di condizioni di lavoro, che credo sarebbe importante sostenere.

Anche perché diciamocelo, i capi del fast fashion saranno carini, ma spesso la qualità è tanto cheap da far rivoltare nella tomba l’inventore del filato di cotone.

 

2 pensieri su “Tre cose settembrine

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