2018: tirare le somme

Non sono mai stata brava a tirare le somme. L’assoluta idiozia dei titoli di alcuni dei miei post ne è la prova: inizio, elaboro, poi quando devo riassumere in cinque parole ciò che ho scritto mi blocco.

Chiedetelo alla mia caporedattrice su Elegance: il primo mese ha dovuto scegliere lei il titolo, ché io le avevo mandato l’articolo senza.

Però, tra gli anni trascorsi in Albania, questo è stato nel bene e nel male il più interessante; ho imparato, spesso a mie spese, alcune cose interessanti e quindi eccomi qui, pronta a distribuire al mondo le imperdibili perle di saggezza che ho tratto da questi ultimi dodici mesi.

Darsi una possibilità.

Nel Novembre del 2017, per diversi motivi, ho lasciato d’ufficio ed ho iniziato a fare più o meno le stesse cose, ma da freelancer. È stata una delle scelte migliori che potessi fare, ma dopo alcuni mesi ho capito che avevo bisogno di fare anche altro.

Ho preso il coraggio a due mani ed ho inviato un CV ad un’istituzione italiana presente sul territorio. Non credevo di avere tutti i requisiti necessari, ma gli ultimi nove mesi mi hanno dato torto.

Continuo a fare più o meno piccoli lavori da freelancer, con la differenza che ora scelgo cosa mi va di fare e cosa no.

Tutto bello, tutto meraviglioso. Ma, parlando di collaborazioni e consulenze, ho imparato un’altra cosa:

ascoltare il proprio istinto.

Lungi da me partire col pippone motivazionale, diamo pane al pane e vino al vino e qua devo essere, per dirla all’inglese, brutalmente onesta.

Il mondo del lavoro è pieno di persone orribili, soprattutto nei contesti in cui tende a regnare l’informalità (un concetto che elaborerò, nella sua declinazione locale, in un post dedicato).

Quest’anno, complici un paio di sì detti senza troppa convinzione, facendo affidamento sulla buona fede della controparte, mi sono trovata in situazioni stressanti al termine delle quali ci ho anche rimesso più o meno ingenti somme di denaro.

Di contro, ho avuto la possibilità di portare avanti progetti a termine con enti e persone positive e corrette; tirando le somme, ciò che mi salta all’occhio è che in quei casi sono stata fin dal principio entusiasta, convinta, impaziente di iniziare.

Nel primo caso, invece, c’è un dettaglio ricorrente: qualcosa mi diceva di non accettare, ma volendo piacere sempre a tutti ho ingoiato i dubbi e, sorridendo come un’ebete, ho detto di sì. Bravissima.

Credo che tali situazioni abbiano determinato un leggero cambio di prospettiva nel modo in cui vivo, a Tirana e in generale.

Credo di essere un po’ meno disposta a dare il beneficio del dubbio, un po’ meno conciliante, un po’ meno interessata a ciò che gli altri pensano di me.

Dedicare tempo ed energie a persone, situazioni e progetti poco limpidi è una pessima idea, così come lo è ingoiare amaro quando emeriti cafoni cercano di fare i furbi, sul lavoro come nella vita di tutti i giorni.

Proprio per questi motivi, l’ultimo pensierino di fine anno è riassumibile così:

lavorare sull’empatia, per dinci.

Senza voler generalizzare, ma ragionando su dinamiche che vedo ogni giorno quando esco di casa, non posso affermare che l’empatia sia generalmente considerata un valore.

Tra auto parcheggiate su ogni attraversamento pedonale, cafoni che cercano sistematicamente di saltare la fila al supermercato e simili, ci sono giorni in cui non è semplice resistere alla tentazione di fare una piazzata.

È come se si fosse inevitabilmente concentrati su sé stessi, come se i propri problemi e necessità fossero sempre più impellenti ed importanti di quelli degli altri.

Ecco, alla luce di questi fatti, penso che tentare di immedesimarsi nell’altro non farebbe male. Dall’altra parte, credo che sopportare comportamenti maleducati sia una pessima idea.

Metà degli esercizi commerciali del mio quartiere ha avuto a che fare con le mie polemiche, e va bene così. Preferisco tornare a casa tranquilla, senza la sensazione che mi sia stato tolto qualcosa che mi spetta, fosse anche solo uno scontrino.

Per chiudere con un argomento positivo, anche quest’anno ho avuto l’enorme fortuna di avere accanto persone splendide. Tra quelli che ormai posso considerare vecchi amici, nuovi incontri e visite dalla terra in cui sono nata, ho trascorso momenti memorabili e sono stata bene, riuscendo anche a mettere in prospettiva gli atteggiamenti scorretti di persone del passato che per lungo tempo avevo giustificato. Scusate se è poco.

Essere circondata da affetto e positività è ciò che vorrei per l’anno prossimo, ma per i desideri e i buoni propositi è ancora un po’ presto.

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