Dopo le feste

Ah signora mia, quanto ho mangiato questo Natale. Soprattutto considerando che è stato il primo che ho passato a Torino da quello del 2013.

Mio papà ha preparato il gatò napoletano, che nella mia famiglia è cibo per l’anima, ho dato fondo alle riserve alimentari di mia sorella, ho letto moltissimo, sono stata tanto in pigiama ed ho staccato il cervello per quanto ho potuto.

Era da marzo che non avevo più di tre giorni di riposo ed è stato bellissimo.

Per iniziare al meglio il duemilaventi meno uno, una volta rientrata a Tirana ho messo sottosopra la casa ed ho messo alla porta (a dir la verità, sotto il letto) ciò che non usavo. L’appartamento in cui mi sono trasferita la scorsa estate è carinissimo, ben arredato, ha una vista e una luce meravigliose, ma è un po’ più piccolo delle mie dimore precedenti; inoltre, l’assenza di mensole aveva trasformato ogni anta in una specie di sgabuzzino senza fondo.

Così ho messo via i capi invernali di tessuti sintetici (che sono recentemente diventato Il Mio Nemico), le calzature carine che non tengono caldo e tutta una serie di oggetti un po’ sbilenchi, come la candela al mango col bicchiere annerito dalla fiamma.

Sono poi passata al bagno, che avevo trasformato in una distesa di flaconi finiti per metà, ed anche lì ho scatenato la Marie Kondo che è in me: dopo la lavata di capo (ah, ah, ah) di mia sorella per l’utilizzo di uno shampoo antiforfora che mi faceva dei capelli magnifici ma mi stava distruggendo il cuoio capelluto, mi sono resa conto che avevo un’infinità di prodotti per la detersione e la cura dei capelli che avevo comprato “perché magari me li sistemano” e poi abbandonato. Spoiler alert: a sistemare le chiome ribelli e sfibrate sono solo le pieghe fatte con una buona spazzola.

Di tutto ciò che ho riesumato, ho messo da parte le confezioni ormai agli sgoccioli dei prodotti per la bellessa che negli ultimi dodici mesi mi hanno allietato le ore trascorse sotto l’acqua calda per scrivere un post di preferiti e non, come la più sfigata delle beauty blogger.

So che non tutti i lettori di questo blog lo troveranno interessante o di qualche utilità, ma che posso farci, questo è uno spazio che non mira a cambiare il mondo né a promuovere più del necessario il Paese in cui vivo: racconto le mie piccole cose, cerco di dare qualche consiglio utile a chi come me è emigrato in Albania e poco altro. Non sono una grande marketer di me stessa e quando ho cercato di esserlo, ne ho ricavato più patemi d’animo che altro.

Quindi quest’anno torno alle origini, allo scrivere perché mi piace farlo, perché mi rilassa, perché l’ultimo verso dell’Avvelenata di Guccini è la frase che più rappresenta ciò che sto cercando di esprimere.

Dello stress che mi derivava dal tentare di essere una buona marketer di questi du’ spicci di contenuti online, delle sue conseguenze e del malessere che mi sono portata addosso a giorni alterni vi racconterò un’altra volta.

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