Due parole sul film “All Good Things” (2010)

Da quando un gelo insopportabile è calato su Tirana, trasformandomi nell’animale letargico che indossa l’abbigliamento termico e borbotta innervosito ogni volta che deve uscire di casa, mi sono dedicata alla preparazione di litri di tisane, alla lettura compulsiva di libri di narrativa e alla visione casuale di contenuti vari sulle principali piattaforme video online.

Quasi per caso sono inciampata nella tragica storia di Kathie Durst e nel film che ne è stato tratto, All Good Things (in italiano Love & Secrets) di Andrew Jarecki.

È una storia di amore, ferite dell’anima e della psiche, violenza domestica e mistero. Interpretato da Ryan Gosling e Kirsten Dunst, attraverso un lunghissimo flashback questo film narra gli eventi che portarono alla scomparsa di una donna che non solo non fu mai ritrovata, ma che molto probabilmente fu uccisa dal marito al culmine di una lunga serie di violenze scaturite dalla sensazione dell’uomo di star perdendo il controllo su di lei.

Credo che uno degli aspetti più interessanti del film sia l’analisi delle motivazioni dietro i problemi dell’uomo: non è un antagonista cattivo di per sé, quanto un uomo danneggiato da eventi del passato mai elaborati, da una famiglia oppressiva ed anaffettiva e da un’evidente fragilità. Il narratore per immagini non lo scusa, ma prova a dare un senso alle sue azioni.

Quando il film uscì nelle sale, l’uomo a cui era ispirato il personaggio principale lo apprezzò a tal punto da proporre al regista una lunga intervista, che diventò il documentario a episodi The Jinx: The Life And Deaths Of Robert Durst.

Senza voler fare spoiler a chi deciderà di guardarlo, la fine dell’ultima puntata è da brividi (soprattutto se si considera che, all’epoca della produzione, Durst era ancora a piede libero).

Storia a parte, ho trovato che All Good Things fosse un film ben fatto, curato sotto ogni punto di vista, sia estetico che narrativo; l’indagine della storia vera dietro la finzione ha scatenato in me l’istinto voyeuristico che si cela in ogni cinefilo ed ho guardato il documentario, ma anche considerandolo una mera opera di finzione questo film merita, in particolare per le sfumature che dà ad una serie di questioni ancora attuali: il femminicidio, la violenza domestica, la mancata cura di problemi psichiatrici sono argomenti che sarebbe bene appartenessero ad un passato lontano, uno da film, ed invece ciò che resta alla fine della visione è la deprimente consapevolezza che eventi simili continuano a verificarsi quotidianamente.

Insomma non c’è consolazione e non ci sono risposte certe, ma se il genere vi piace potrebbe essere un buon modo di occupare un pomeriggio d’inverno.

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