Nicolino / un ex randagio a Tirana

Ieri è stato il primo anniversario dell’arrivo di Nicolino a casa mia. Trovato in un garage condominiale a poco più di due mesi di età, si nascondeva sotto le auto ed era talmente terrorizzato da non uscire neanche per cercare da mangiare: pesava appena 7 kili, gli avevano tagliato un pezzo di coda e intorno al collo aveva un cordino molto spesso.

Ci abbiamo messo un’intera mattina a farlo uscire dal suo nascondiglio, l’abbiamo portato dal veterinario e poi, “provvisoriamente”, sul balcone della mia vecchia casa.

A un anno di distanza, è un cane affettuoso e divertente che ama nuotare e correre come una lepre. È ancora molto spaventato dalle persone (soprattutto i bambini) estranee e dai rumori del traffico, ma non riuscirei sinceramente ad immaginare le mie giornate senza di lui: il modo in cui si siede sulla mia pancia per svegliarmi, dando un nuovo significato all’espressione “avere un peso sullo stomaco”, il modo in cui sembra ridere quando è circondato di persone che gli danno attenzioni e giocano con lui, quello in cui ha imparato a mettere in pausa YouTube quando è infastidito e vuole dormire – ogni momento è parte di una quotidianità gioiosa. Quando qualcuno sostiene che è stato fortunato, l’unica cosa a cui penso è che lo sono stata anch’io.

Però avere un cane, qui a Tirana, non è esattamente facile. Sulla pagina Facebook di questo blog ho spesso scritto delle politiche locali sugli animali randagi e abbandonati quindi non ci tornerò sopra (per chi fosse interessato e/o volesse dare una mano, c’è la pagina di Arsa Albania); vorrei invece concentrarmi sulle difficoltà oggettive che nascono dal vivere a Tirana con un cane, traumatizzato o meno.

Questa città è molto verde, ma i parchi sono quasi un’utopia. A parte il Parco Grande che circonda il Lago Artificiale e il Parku Rinia lungo il boulevard del centro, non c’è un gran numero di aree verdi per chi non ha un mezzo di trasporto per andare fuori città, verso Farka o Sauk.

Inoltre, i pochi spazi in cui si possono fare passeggiate nel verde non hanno aree cani – se molti animali sono in grado di giocare serenamente senza scappare anche senza guinzaglio, quelli come Nicolino hanno bisogno di un’area recintata che non c’è; il risultato è che devo tenerlo sempre al guinzaglio, limitando sensibilmente la sua voglia di correre e di giocare.

Diverse persone, sentendosi come Gesù nel tempio, mi hanno consigliato di “provare a lasciarlo libero”; ecco, io non lo faccio e non lo farò mai perché il momento più sereno e spensierato può essere spezzato da una paura improvvisa dovuta anche solo ad un rumore: la paura lo porta a scappare, se scappa dove e come lo recupero?

Ecco perché un’area recintata sarebbe, per Nicolino e per i cani simili a lui, un enorme vantaggio.

Ma a parte questo, l’atteggiamento dei miei concittadini non è sempre dei migliori. Sono molto fortunata, perché nel mio palazzo abitano molti altri cani: i miei vicini di casa sono sempre molto carini e sorridenti, ma spesso l’atteggiamento dell’oddio un cane, non farmelo venire vicino, come osi portarlo per strada dove c’è altra gente – manco fosse un grizzly – tende ad infastidirmi parecchio.

È vero che la realtà sta cambiando, che sempre più tironsi hanno cani in casa e che poco alla volta l’atteggiamento diffuso sta migliorando, ma è ovvio che in parte manchi ancora una cultura di amore e attenzione verso gli animali.

Ricordo ancora il vecchiaccio maledetto signore che, vedendomi dar da mangiare ai randagi, commentò “con tutte le persone che muoiono di fame…“. Grazie al cielo ero assolutamente incapace di rispondergli che ero sicurissima che lui non facesse altro che sfamare i poveri.

Ciò che mi consola è il cambiamento lento ma diffuso che ho visto in questi cinque anni, lo storico passaggio in commissione parlamentare della proposta di legge a tutela degli animali che risale appena ad una settimana fa, il crescente interesse delle persone ai randagi e i sempre maggiori sforzi di tutti, locali ed internazionali, per aiutare e tutelare gli animali in difficoltà.

C’è ancora molto da fare e, a nome mio e di Nicolino, voglio esprimere la speranza che presto la mia città adottiva diventi un luogo tranquillo e sicuro per persone e animali.

Qui sotto, l’appello per l’adozione di Niki che lanciai su IN TV e che finii per accogliere io stessa. Sorry for my Inglisc.

5 pensieri su “Nicolino / un ex randagio a Tirana

  1. Isa ha detto:

    La sensibilità verso gli animali all’estero è uno degli argomenti che più mi ha scioccato della mia vita in Argentina. Anche se ci sono tantissimi argentini che adorano gli animali e che sono proprietari di cani e gatti ben tenuti, le storie di maltrattamenti e vere e proprie torture che si leggono negli appelli delle associazioni animaliste locali sono raccapriccianti e non solo mi fanno temere per gli animali ma anche per le persone. Chi è capace di crudeltà tanto effimere verso un altro essere vivente, non farà distinzione tra animale e persona. Anche noi ci siamo tenuti il primo animale che abbiamo salvato, specie perché non sapevamo neanche quanto “seria” fosse l’associazione che ce l’aveva dato in stallo. Magari non li potremo salvare tutti, ma almeno quello che è capitato in casa nostra sì.

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    • AnnaGiuliaB ha detto:

      Ti capisco benissimo, ogni volta che sento storie raccapriccianti di maltrattamenti penso che la crudeltà di tali persone non si fermerà agli animali. Ogni piccola “vittoria”, ogni cane stallato o adottato è per me una gioia immensa e credo sia importante che da stranieri abituati a standard diversi facciamo qualcosa di utile in questo senso.

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