Ben arrivata a me, e benvenuti a voi

Sono arrivata all’aeroporto di Rinas venerdì scorso, l’ultimo fine settimana di luglio, e ciò significa che io e i miei risparmi abbiamo contribuito sostanzialmente alla retta universitaria dei figli del sig. Alitalia.

Trenta chili di bagaglio stipati in una gigantesca valigia arancione, una “borsetta” che ne nascondeva altri sette tra computer, tablet, cavi e libri, due ore di autobus fino all’aeroporto, ancora nessun documento per poter richiedere il permesso di soggiorno per lavoro (ciao Procura della Repubblica, mi leggi? Me li fai avere sti benedetti fogli “postillati, tradotti e legalizzati”?), un volo iniziato nella fila sbagliata (“Allora signorina, se ci fosse necessità deve essere lei ad aprire il portellone di emergenza, va bene?”) e l’organismo appesantito dalla cena con la famiglia della
sera precedente, evento le cui origini si perdono nella notte dei tempi, o forse solo nel periodo delle prime migrazioni italiche, e che è da sempre sinonimo di unto, grasso, fritto, troppo, colesterolo, morte e distruzione.

E così ho lasciato questa umida estate italiana per diventare a tutti gli effetti un’italiana a Tirana.

totr1

Ciao estate sabauda, ciao

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