Santa Lucia, o la nostalgia improvvisa

Santa Lucia, sfortunata pulzella siracusana vissuta a cavallo tra il Terzo e il Quarto secolo, è stata la prima santa di cui ho conosciuto la storia.

Scendendo la via in cui sono cresciuta, poco prima della merceria in cui provai per la prima e l’ultima volta l’ebbrezza di fare la vetrinista, c’era una nicchia chiusa da una grata da cui si scorgeva l’effige di una giovincella velata di azzurro; chiesi lumi in merito e mi venne raccontata la storia della santa martire.

A onor del vero, il santo più geograficamente vicino era San Rocco, a cui è dedicata la chiesetta che, facciata a parte, occupava parte del giardino di casa, ma il suo ritratto fu affrescato sopra la porta solo alcuni anni dopo: fino ad allora, quella piccola costruzione intonacata di bianco era solo “la chiesa in giardino”.

In casa mia, la religione non è mai stata un’ospite assidua.

Complici un’agognata visita in patria, una prenotazione nel ristorante storico del mio paesino e una pausa dessert prima ancora del pranzo, la scorsa settimana mi son ritrovata davanti alla nicchia della protettrice degli occhi e della vista.

La strada in salita che porta alla mia vecchia casa è sempre lì, silenziosa e uguale a sé stessa, così come lo è la merceria, anche se dalla morte della proprietaria le serrande sono sempre abbassate.

Quando vai via, irrazionalmente credi che ciò che lasci resterà immobile, quasi congelato, ad aspettarti; quelle serrande abbassate sono state un piccolo dolore, una strana nostalgia per una donna simpatica a cui non avevo pensato per anni e che però immaginavo lì, nel suo piccolo negozio, come l’avevo sempre vista.

La vita di paese raramente subisce stravolgimenti; quell’angolo di intonaco scrostato è un segno del tempo che probabilmente solo io, emigrata in visita, ho notato.

Lassù gli edifici non vengono demoliti nel giro di un paio d’ore come accade nella mia città di adozione, gli spaventosi grattacieli non sorgono nottetempo dove prima c’erano le basse case decorate dai tralci d’uva e la vita è più lenta e placida, forse anche noiosa.

Ho scattato una foto della nicchia di Santa Lucia con il cellulare, una del piattino di dolcetti che ho diviso con mia sorella, una del bar pasticceria che una volta era una delle panetterie più note della provincia e, infine, una della strada in salita che mi portava a casa.

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La nostalgia arriva così, con un angolo di muro scrostato che rende un po’ più difficile decidere qual è il luogo a cui si appartiene, decidere dov’è casa, quelle due sillabe che racchiudono un concetto semplice e terribilmente complicato insieme.

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2 thoughts on “Santa Lucia, o la nostalgia improvvisa

    • AnnaGiuliaB says:

      Ma che sei matta? Che reggiseni imbottiti, era un negozio sobrio e soprattutto pudico. In vetrina esponevo con grazia collant beige, golfini tricot e gomitoli di ciniglia per sciarpe #troppamoda.

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