Comunicare online (bene)

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Sono ormai alcuni mesi che, per svariati motivi, ho appeso al chiodo le vesti di social media whatever freelancer.

Ciononostante, e al netto dell’altro lavoro che faccio e che mi sta dando soddisfazioni inaspettate, continuo a dilettarmi con pigre analisi fine a sé stesse della presenza online di aziende e attività locali.

La comunicazione pubblicitaria tradizionale non è semplice di suo, ma quella online sa essere ancora più complicata: veicolare un messaggio nel modo sbagliato può diventare una macchia indelebile sulla reputazione dell’azienda, per non parlare della battuta tanto divertente che, una volta premuto il tasto Invio, si rivela essere offensiva nei confronti di tutte le minoranze messe insieme.

Ora, non ambisco ad elevarmi ad espertona del settore, ma un po’ di esperienza pluriennale ce l’ho ed ecco quindi i miei 10 cent su quelli che considero errori evitabili quando si comunica online per il business.

Solo (e troppi) hashtag

La foto è bella, la caption un orrore di #bestpic, #followme e via dicendo. Lanciare hashtag nel mucchio sperando di beccare in modo casuale qualche potenziale cliente è un’enorme perdita di tempo.

Così come non sfruttare la lunga onda dello storytelling. Un paio di righe scritte bene sotto una bella foto possono fare la differenza, così come l’eliminazione di hashtag inutili: ne bastano quattro o cinque, ma ben studiati.

Foto poco curate, o prese dagli stock online

Partiamo dalle basi: la comunicazione oggi non vende bisogni, ma desideri. Una volta accettato che nessuno sta passando notti insonni aspettando il lancio di un prodotto, si può costruire una comunicazione che si adatti alla sfera del desiderio.

Le foto tutte uguali prese dagli stock online sono asettiche, non parlano dell’attività, non avvicinano il potenziale cliente. Spendere due spicci per farsi fare delle foto professionali è un ottimo investimento sull’immagine del marchio, del prodotto o del servizio.

Un’altra buona idea è lasciare che le persone che si occupano della presenza online dell’attività abbiano il tempo di aggiornarsi.

Non mi riferisco a partecipazioni a conferenze internazionali, ma a molto più modesti ritagli di tempo (in orario di lavoro!) per approfondire le novità, i trend ed i cambiamenti delle diverse piattaforme online.

Giuro, ne vale la pena.

Infine, non comunicare come degli esseri umani.

Sapete cosa succede quando compare un’inserzione che inizia con “Il miglior ristorante sul territorio!“, o con “un team vincente, un ambiente stimolante“?

Succede che passiamo oltre. Senza stare a disquisire sui mille motivi per cui associamo frasi del genere a sonore fregature, in linea di massima – sempre per la questione bisogno vs. desiderio – preferiamo un approccio umano, semplice, che racconti l’idea dietro l’attività, il concept del prodotto, i vantaggi del servizio come lo si racconterebbe ad un amico davanti al caffè.

N.B. La grammatica è importante, qualunque sia la lingua utilizzata.

Ci sono altre infinite accortezze nella gestione della presenza online, prima tra tutte dare a questa attività (e a chi la svolge) il giusto valore: la comunicazione è la faccia pubblica del business, non è “spippolare un po’ sul telefono”. Scegliere le persone giuste per occuparsene, e dar loro gli strumenti e il tempo necessari, è davvero importante (per non finire come lo strip club che paga fior di sponsorizzate sul target sbagliato – ossia me e le mie amiche).

 

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