Recensione: Assassinio sull’Orient Express

Metti che una sera vagavo per Tirana, godendomi questa nuova tradizione di mattine piovose e pomeriggi assolati, aggiungi che qui i film li sottotitolano e quindi come farsi scappare una luculliana occasione di avvolgermi nell’aura snob del fastidio per il doppiaggio, chiudi con la presenza in sala di un film britannico ed ecco svelato come sono finita in una piccola sala a guardare Assassinio sull’Orient Express.

Ora, da persona che ha passato piu’ tempo a seguire lezioni di storia del cinema che tra le mura di casa dovrei ricordare le decine di successi da attore e da regista del bravissimo e camaleontico Kenneth Branagh, ma mi svestirò di ogni velleità intellettuale per ricordare quel capolavoro surrealista che era Kenneth B Kenneth B, uno show di Mtv che avrebbe meritato Emmy Awards a profusione e che invece è stato ingiustamente dimenticato.

Tornando al film, credo che anche i muri di casa mia sappiano che Murder On The Orient Express è un romanzo di Agatha Christie, uno dei piu’ noti con protagonista l’amatissimo investigatore belga Hercule Poirot. Io non l’ho mai letto, tanto ammaliata in infanzia da Dieci Piccoli Indiani da decidere che i gialli classici sono piu’ belli senza detective, quindi non conoscevo la soluzione del mistero e insomma, farsi rapire dalla magia del cinema con occhi fanciulleschi è sempre molto bello.

Non farò spoiler, nel caso ci sia un altro sciagurato nel mondo italofono che come me non conosce la storia, mi limiterò a brevi (si spera) considerazioni su alcuni aspetti del film.

La storia.

Ma dico io, che le puoi dire alla regina del giallo? La storia è intrigante, avvincente e tiene incollati allo schermo. Sarà grazie all’ambientazione, ossia i vagoni di un treno che da Istanbul risale verso Calais, magari alle peculiarità dei personaggi (e alle ottime performance di alcuni degli attori), sarà che hanno imbruttito Johnny Depp quindi non è che una si perde a fissarlo o forse che la moltitudine di accenti e i sottotitoli in albanese mi hanno fatto perdere qualche passaggio, sta di fatto che la storia è bella e il film merita anche solo per quello: rivedere sul grande schermo un bel giallo.

I personaggi e gli attori.

C’è Johnny Depp che somiglia vagamente ad una versione piu’ sfigatella ed imbolsita di Johnny Depp in Nemico Pubblico.

C’è Kenneth Branagh con due baffi ipnotici che interpreta un belga che parla inglese, lasciandomi sovente persa tra una R arrotolata ed un sottotitolo troppo lungo per il mio imbarazzante livello di comprensione dell’albanese scritto.

C’è Judy Dench, bella e maestosa come non mai nel suo ruolo di nobile russa con dama e cagnolini al seguito.

C’è Michele Pfeiffer, che regala un’interpretazione davvero convincente e in alcuni punti commovente.

Penelope Cruz non la consideriamo, che pare un po’ un incrocio tra uno schiattamuorto e la crocerossina di Gioco di donna.

Poi ci sono Willem Defoe e un sacco di altri attori, un po’ secondari sullo schermo ma comunque generalmente bravi e credibili nelle loro parti.

Il cast è a mio parere ben assortito, funziona bene e vale la pena di vedere il film anche solo per la Pfeiffer, la Dench e naturalmente Branagh.

La resa sullo schermo.

Tralasciando le scene all’interno del treno, che lì che gli vuoi dire a Kenneth, uno che fa teatro da quando ha imparato a parlare sa gestire gli spazi chiusi come pochi altri, le sequenze dall’alto del treno in corsa e di Istanbul sono molto belle e meritano di essere godute sul grande schermo.

L’ambientazione ottocentesca, i costumi, i modi dei personaggi sono resi molto bene e sono un tocco di piacevole quiete se come me si vive in una realtà caotica ed estremamente rumorosa.

La morale della storia.

Il film inizia mettendo sul piatto le convinzioni profonde del protagonista, “c’è ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, in mezzo non c’è niente”, ma finisce con una presa di coscienza: in mezzo c’è invece molto.

Nella piu’ classica delle strutture in tre atti, c’è quindi l’eroe che subisce un cambiamento profondo nel suo modo di vedere il mondo e tale cambiamento è reso in modo impeccabile.

È un film che secondo me merita i 500 leke che ho speso, ma non sapendo quanto costi il cinema in Italia di questi tempi non mi pronuncio sulla validità di questo assunto dall’altra parte dell’Adriatico.

Ci sono inoltre un paio di riferimenti alla mia città che non potevano non far guadagnare alle pellicola un posticino su questo blog.

Il film uscirà nelle sale italiane il 6 dicembre.

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