La città dall’alto

Vista dall’alto, la città è un allegro e caotico insieme di parallelepipedi di diversi colori e dimensioni.

La frenesia delle strade si intuisce appena, le imponenti insegne luminose sembrano creare divertenti contrasti e, se si segue con lo sguardo la strada che porta in città dall’aeroporto, ci si stupisce per le sinuose palme che la percorrono e che, superato il maestoso cubo di colonne corinzie sullo svincolo dell’autostrada, le danno un’allure da Miami Beach.

Al contrario, volgendo lo sguardo sul centro cittadino, un tempo celebrazione dell’Italia fascista che lo costruì ed oggi fascio littorio mutilato della sua lama, a stupire è la colorata monumentalità dei bassi edifici del potere, intervallati da esplosioni di piccoli parchi ed alberi raramente presenti nei quartieri più periferici.

Visto dall’alto, il Parco Grande ed il Lago Artificiale ricordano un po’ quelle metropoli che abbracciano di grattacieli i loro polmoni verdi. Però la città non avvolge il parco, si limita a lambirne timidamente alcuni lati per poi lasciare spazio ad una campagna di case a un piano con i covoni e le mucche ad ornarne i giardini.

L’ingresso del parco su Piazza Madre Teresa sembra strappare spazio all’asfalto ed al cemento. Ci si aspetterebbe quasi di svegliarsi una mattina e trovare il Politecnico coperto di fronde verdeggianti.

Guardare la città dall’alto, ammirarla mentre la si lascia o quando si torna al suo abbraccio afoso e caotico, porta con sé strane sensazioni: la voglia di immergersi in quel caos colorato e pieno di imprevisti fa il paio con un desiderio di quiete che queste strade non sapranno mai esaudire.

Si scende dall’aereo, si litiga senza troppa convinzione con chi salta la fila al controllo passaporti, si dribblano le famiglie giunte al completo per accogliere i cari in arrivo e ci si immerge, in apnea proprio come dopo un tuffo di alcuni metri, in una realtà che a ben guardare è quasi impossibile odiare o amare completamente.

Ogni volta che si avvicina la scadenza del permesso di soggiorno ho, per dirla con Guccini, voglie alternate di andare e restare. Poi di solito resto, accogliendo ogni volo in uscita con un sottofondo di nostalgia ed ogni rientro con un pizzico di nervosa e gioiosa aspettativa.

Tirana from above

Credits: Kevin Jasini

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