Sopravvivere all’estate in Albania

Ogni anno un malanno, ogni estate smontate (ma anche debilitate), mettetela un po’ come vi pare: sta di fatto che la stagione più calda, complice l’imminente scadenza del permesso di soggiorno, porta sempre con sé la domanda “chi me l’ha fatto fare di trasferirmi a queste latitudini”.

Nonostante il sangue meridionale, sono nata e cresciuta all’ombra delle Alpi. Ciò significa che il mio fisico già malandato regge male alle botte di calore dell’estate albanese, soprattutto per il contorno di umidità che le accompagna.

Mettiamoci anche degli orari di lavoro creativi, che spesso fanno sì che io debba uscire di casa nelle ore più calde del giorno, e il disastro è annunciato.

Ieri mattina, dopo le prime due ore di lavoro, mi sono avventurata per le strade di Tirana e nel giro di qualche minuto sono dovuta correre a casa perché la testa girava, lo stomaco sembrava ballare la bachata, un’imbarazzante quantità di sudore freddo stava poco elegantemente ricoprendo la mia schiena.

Piccola digressione: in moltissimi film in costume e romanzi ottocenteschi, diafane fanciulle vestite di crinoline reagiscono al caldo svenendo graziosamente, per essere soccorse da giovani bellimbusti in doppio petto e baffoni impomatati.

Al contrario, nella vita reale di una torinese a Tirana il caldo crea inaspettati movimenti gastrici. Per farla breve, non ho fatto in tempo a togliere le scarpe che ero in bagno, abbracciata alla tazza, a rimettere l’anima, che neanche i pirati dopo due giorni di after party nelle più malfamate taverne di Tortuga.

Non è solo il mio stomaco ad essere ancora troppo sabaudo per queste temperature, anche la circolazione venosa sembra non apprezzare particolarmente l’estate di Tirana: ormai passo il tempo, quando sono a casa, con i polpacci appoggiati su pile di cuscini da divano.

Ma veniamo al punto: ho un paio di consigli per chi, come me, patisce un po’ troppo il caldo e no, non starò qui a sprecare caratteri scrivendo di “bere tanta acqua” (o tanto FitVia, a seconda della capacità intellettiva).

La mia triade salvaestate si compone di due integratori e di un prodotto ad uso topico. Chiedo alla regia di agevolare un’immagine.

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Ed ecco, graziosamente contornati da scatoline portagioie cinesi fatte a mano, un gel che favorisce la circolazione venosa (che puzza di alcol come neanche le taverne di Tortuga di cui sopra), dei carissimi integratori di ferro e delle compresse effervescenti, al gradevole gusto di mirtillo, volte ad integrare le vitamine A, C ed E ed il Selenio.

Ad esclusione del gel, che finisco e ricompro in modo compulsivo, il recente trasloco ha fatto sì che, nelle ultime settimane, dimenticassi di assumere gli integratori. Che tale leggerezza abbia a che fare con il ribaltamento gastrico di ieri? Chi può dirlo. Nel dubbio ho ripreso ad assumerli, ché io non ho dimenticato quanto mi sentivo bene quando facevo uno stage in un’azienda distributrice di integratori alimentari e mi abbottavo di capsule (e di MiniMais) ogni giorno.

Per chi si trova a vivere in Albania: il gel e le compresse effervescenti sono di Rossmann & Lala, le capsule Ironorm costano un rene e si trovano in farmacia. Per gli abitanti del Bel Paese: consiglio spassionatamente i prodotti equivalenti Equilibra.

Contenuti come al solito not sponsored, anche se continuo a chiedermi cosa aspetti Rossmann ad incoronarmi imperatrice del reparto cibi bio.

 

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