Rallentare

Per diverse ragioni, non ultima la decisione di diventare freelancer, l’ultimo anno è stato all’insegna dell’accelerazione.

Declinando il motto “ogni lasciata è persa” all’ambito professionale, ho accumulato progetti, cose da fare, trasformandomi in una Yes Woman che diceva di sì anche ad offerte che non suonavano bene, non mi convincevano.

È una forma mentis difficile da abbandonare, perché non si quieta con il raggiungimento di una certa credibilità professionale o quantità di profitti: continua a pulsare, rode i nervi, tiene sempre sveglia una parte del cervello che cerca opportunità e produce idee.

Il mio problema è sorto proprio dalla qualità, oltre che dalla quantità di cose da fare. Se avere tante idee e tanti progetti è bello e stimolante nel momento in cui sono positivi, accrescenti, soddisfacenti, quando si trasformano in semplici cose noiose da fare il pensiero che si fa strada è a sto punto, tanto valeva lavorare in un ufficio.

Pochi minuti fa, aprendo un’inserzione sponsorizzata su Facebook relativa ad un’azienda locale, per la prima volta la reazione è stata ma a me non serve.

È stato bellissimo, liberatorio, calmante. Mi sono resa conto che sto lavorando in ambiti che mi piacciono, mi stimolano e mi danno una quantità di denaro sufficiente a vivere in modo tranquillo, rendendo assolutamente inutile la ricerca di nuovi progetti a caso.

Per lo stesso principio che mi ha portata a decidere di riportare i contenuti di questo blog a quelli dei primi mesi, ho capito che mi porto dietro una quantità di stress del tutto inutile, perché non fa riferimento a nessuna realtà oggettiva.

È solo paura: di ritrovarmi senza niente da fare, con stipendi non sufficienti, persa tra uffici delle Risorse Umane occupati da straordinari incompetenti ed imprenditori rampanti privi di molte qualità umane e professionali.

È anche mancanza di autostima, sindrome dell’impostore if you wish, timore di non essere all’altezza e di perdere ciò che ho costruito. Un gran bel mix, né?

Alla luce della rivelazione (che mi piace sempre definire idrofobia, come in uno dei miei film preferiti) di pochi minuti fa, ho realizzato che forse quest’anno dovrei scalare la marcia e rallentare, godermi ciò che ho costruito e lavorarci per renderlo ancora migliore.

Ho tolto la sveglia quotidiana alle 8, ché è tanto meglio svegliarmi con calma e leggere qualche pagina mentre Nicolino resta schiantato sul suo copriletto, mi sono vestita e a breve uscirò a fare una passeggiata. A meno che il vento non sia troppo forte.

C’è un tempo per preoccuparsi, per darci dentro, e per il momento quel tempo è finito.

Per fortuna.

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2 pensieri su “Rallentare

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