Le radici ca tieni (edizione Piemonte)

Si dice che gli avventurosi che dalle coste ioniche e tirreniche risalivano lo stivale alla ricerca di un lavoro (ciao nonno!) fossero soliti portare con sé una vasta gamma di generi alimentari tipici dei luoghi d’origine.

All’epoca la sventura della mia nascita non si era ancora abbattuta su questa terra, ma posso testimoniare che ancora negli anni Ottanta, Novanta e Duemila chiunque si recasse “giù al paese” per l’estate, o per una visita familiare, tornava “su” carico di soppressate, vini, taniche d’olio, peperoni di quelli che a Torino non si trovano e che fritti sono uno snack delizioso.

Ho poi visto pacchi di dimensioni gigantesche arrivare davanti alla Casa dello Studente tramite corriere espresso, e li ho saputi pieni delle stesse prelibatezza che vedevo girare di mano in mano alle case FIAT di Mirafiori Nord.

Una volta presa la strada della migrazione, ho fatto in modo di avere con me alcuni generi di conforto che mi tenessero legata alle mie origini, ma mai avrei pensato di avere un po’ esagerato e di aver ricreato una cucina carica di stereotipi sabaudi.

Per esempio, tre pacchetti di Pastiglie Leone fanno bella mostra di sé nella credenza, accompagnati da una quantità ridicola di caramelle Fondenti Perugina.

leone

Ora non sto qui a raccontare di come le Leone per me siano sinonimi di “infanzia” e di “pediatra” (la mia cotonatissima dottoressa era solita regalarne una manciata alla fine di ogni visita), dico solo che averle in casa mi tranquillizza, e che quelle alla violetta hanno un sapore che non ve lo sto a raccontare.

Magari un giorno racconterò di quando mia madre si è sposata con un bouquet del peso di un chilo fatto di queste, ma sarà per un’altra occasione.

Ad ogni modo, non sono le caramelle il segno distintivo della mia torinesità.

E neanche il mezzo chilo di Grana Padano che c’è (stato) nel frigorifero.

Perché se c’è una cosa che ho desiderato tantissimo, e per la quale sarò eternamente grata alle due persone che hanno realizzato questo desiderio, è questa.

sansimone

L’Amaro San Simone, croce e delizia di ogni pizzata tra amici a Torino e provincia, inspiegabilmente e ingiustamente introvabile al di fuori del prefisso 011.

Mi rendo conto che all’assaggio non è molto diverso dal vasto insieme di amari prodotti in Italia (tranne forse per l’Amaro del Capo, pesante come una bastonata sulla nuca), ma come i miei nonni non si sarebbero mai sognati di comprare dell’olio fin quando era possibile avere quello “di giù”, così anch’io tengo fede al mio orgoglio sabaudo.

Bevendo.

Ognuno fa quello che può.

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2 thoughts on “Le radici ca tieni (edizione Piemonte)

  1. alessandrodepalo says:

    Anche io come te adoro le Pastiglie Leone (grazie di esistere Eataly) ma a differenza tua non ho una preferenza… Ce n’è una (non ricordo il colore) che ha il sapore di detersivo per piatti biologico che usa mia madre da qualche anno ! Volevo condividere con te questo sapore inquietante, fammi sapere il tuo gusto più odiato !!! 🙂

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