Natale tironso

Al quinto giorno, dopo aver speso onestamente troppo in consegne di cibarie a domicilio, essermi costretta ad andare dalla parrucchiera sotto casa per uno shampoo, l’acqua corrente è finalmente tornata nella mia vita e nei miei tubi.

Il miracolo di Natale, isn’t it.

Il fatto che ben due famiglie abbiano deciso di non contribuire alle spese di riparazione (scommetto che sono gli stessi zozzoni che usano il pianerottolo di ingresso come pattumiera personale) mi fa sentire a casa, quasi in Borgata Parella.

Miracoli idraulici a parte, il compleanno del figlio del Signore non è granché sentito da queste parti. La miscellanea religiosa fa sì che sia un’altra delle mille feste sacre che sono belle e divertenti perché si sta a casa dal lavoro.

Potrei non averne mai scritto, ma alla faccia di tutti i Salvini e i fan delle radici culturali!!!1!1 del mondo, in questo angolo d’Europa si festeggia tutto.

Si sta a casa dal lavoro per Pasqua (ben due volte, per quella cattolica e per quella ortodossa), si dorme fino a tardi per la fine del Ramadan e come se non bastasse, se una festività cade di sabato o di domenica si sta a casa il lunedì.

Certo non ho la tredicesima, chiaramente la liquidazione non so cosa sia e quando tornerò in Italia farò ciao-ciao con la manina anche ai contributi pensionistici, ma due Pasque sono sufficienti a farmi dimenticare questi dettagli.

Insomma, cosa si fa a Tirana per Natale? Personalmente, sto aspettando che il boiler riscaldi abbastanza acqua da permettermi di fare una doccia lunghissima, ché quattro giorni a lavarmi nelle bacinelle come quando da bambina andavo in vacanza al paesello della mamma sono stati abbastanza.

Ho organizzato un apericena con alcuni amici per domani, portando nel Paese delle Aquile l’imprescindibile tradizione del pandoro farcito di crema al mascarpone perché è giusto che l’eccellenza italiana della pesantezza di stomaco venga conosciuta e apprezzata in ogni dove.

Ci sarà invece a breve la tradizionale videochiamata a casa con altrettanto tradizionale attacco di nostalgia, ché anche se siamo torinesi nelle festività riscopriamo lo spirito terrone e passiamo la giornata ad urlarci addosso e a barare ai giochi da tavolo e tutto questo mi manca moltissimo.

Un altro dispiacere è stato aver perso anche quest’anno il post-cenone alcolico con gli amici nei locali del circondario.

Era un’abitudine che amavo moltissimo e, come ho già scritto su Facebook,

Ancora mi stupisco di essermi sfasciata il setto nasale a Carnevale e non il 24 Dicembre.

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